Ossigeno ozono terapia: come agisce contro la cellulite

Trattamento della PEFS con ossigeno ozono terapia

Ciò che chiamiamo comunemente “cellulite” si riferisce ad un inestetismo, tipicamente femminile, che si caratterizza per la visibilità del grasso in determinate zone del corpo e che spesso si associa ad alterazioni della cute; il risultato è che l’aspetto delle gambe, dei fianchi o del profilo corporeo risulta poco gradevole e porta a una cattiva percezione di sé.

Da diversi anni, tuttavia, lo studio di questa condizione clinica ha portato a comprenderne i meccanismi patologici e di conseguenza a caratterizzarla come una vera e propria malattia, la PEFS.
Questo acronimo ci rimanda ad una definizione un po’ complessa per i non addetti ai lavori; PEFS significa pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica ed indica una vera e propria patologia, per quanto sia estremamente diffusa.

La PEFS colpisce prima di tutto un organo specifico, il microcircolo, e si differenzia dall’accumulo di grasso sano che osserviamo in alcune persone giovani, che viene definito adiposità localizzata.
Ma che cos’è il microcircolo? E cosa c’entra con il grasso che vediamo all’esterno?

Il microcircolo è una fitta rete di vasi microscopici che si trova in tutti i tessuti del corpo, compreso il tessuto adiposo.
All’interno del microcircolo avviene un processo fondamentale, cioè il passaggio di ossigeno e sostanze nutrienti dai vasi sanguigni alle cellule che costituiscono il tessuto.

All’interno del tessuto adiposo i vasi del microcircolo si trovano all’interno di bande fibrose chiamate setti, i quali formano una intelaiatura all’interno del grasso stesso dividendolo in tante unità funzionali, che chiameremo con il termine tecnico “lobuli”.
Per chiarire meglio il concetto, pensiamo ad un favo (nido di api) e alle celle esagonali che lo compongono, e immaginiamo queste celle come i lobuli di grasso, mentre i lati delle celle potrebbero costituire i setti dove scorrono i capillari e i vasi linfatici.

Nella PEFS questa microscopica rete vascolare è la sede di un processo anomalo; all’interno di questi capillari, infatti, si verifica una alterazione del flusso di sangue che causa un progressivo ristagno di liquidi e una modificazione della permeabilità di questi piccoli vasi.
Il risultato di questa anomalia è una eccessiva fuoriuscita di acqua e molecole fuori dai vasi a livello dei setti, che si estende poi tra le cellule adipose deformandole progressivamente.

Cosa succede a questi setti “malati”? L’eccessivo deposito di acqua e sostanze li gonfia e le cellule che li compongono sono sottoposte nel tempo ad uno stato di stress, al quale rispondono producendo una maggiore quantità di fibre.
Con il tempo, la fibrosi causa uno stimolo patologico ulteriore alle cellule adipose, già “stressate” dall’accumulo di liquidi; queste cellule vanno in ulteriore sofferenza, si ingrossano e si moltiplicano in maniera disordinata creando alla fine un circolo vizioso in cui le tossine prodotte dalle cellule “in crisi” peggiorano il ristagno di liquidi, intossicando ulteriormente le cellule stesse.

Il processo patologico della PEFS, quindi, è caratterizzato da una stimolazione abnorme ricevuta dalle cellule adipose da parte del ristagno di liquidi prima e dalla fibrosi poi; la risposta cellulare a questo stress patologico è un ingrossamento alterato (che chiamiamo ipertrofia) ed una moltiplicazione disordinata, processi che causano anche alterazioni visibili sulla cute sovrastante (ad esempio l’aspetto a buccia d’arancia della pelle).

La PEFS, quindi, è una vera e propria patologia degenerativa che inizia con la formazione di micro-noduli, dovuti proprio alla deformazione esercitata dai setti congestionati sulle unità di cellule adipose, e che evolve con la comparsa di macro-noduli, palpabili dall’esterno, fino ad arrivare alla fibrosi irreversibile.

Dobbiamo inoltre ricordare che tra le cause della malattia si annoverano fattori molteplici, tra i quali fattori genetici, ormonali legati al sesso femminile e fattori ambientali legati allo stile di vita, alle abitudini alimentari e al peso corporeo.

Come possiamo intervenire ma soprattutto prevenire questa situazione?
L’ossigeno ozono terapia è una metodica rapida, ripetibile e poco invasiva che rappresenta un’arma essenziale nel contrastare la PEFS perché agisce proprio nell’organo colpito primariamente dalla malattia, il microcircolo.
Questo trattamento consiste nell’iniezione, attraverso piccole punture sottocutanee, di una miscela di ossigeno e ozono, un gas normalmente contenuto nel nostro organismo nel quale svolge importanti attività antiossidanti e di contrasto alle infezioni.

Come agisce l’ossigeno ozono terapia sul microcircolo? L’iniezione di ossigeno arricchito con ozono aumenta il flusso di sangue a livello dei capillari perché ne determina la dilatazione, agendo sulle cellule muscolari che compongono la parete di questi piccoli vasi.
Il risultato è un aumento dell’ossigenazione dei tessuti, associata a minore ristagno di liquidi e di conseguenza minore stress sulle cellule adipose, che vengono aiutate a mantenere un metabolismo corretto oltre che una moltiplicazione e crescita normale.

Questa capacità di ossigenare i tessuti rende l’ossigeno ozono terapia particolarmente adatta anche al trattamento di malattie caratterizzate da scarso apporto di sangue, come l’insufficienza arteriosa e la comparsa di ulcere cutanee su base vascolare.

Inoltre, l’ossigeno ozono terapia è in grado di migliorare in modo diretto la cessione di ossigeno da parte dell’emoglobina dei globuli rossi, che loro volta diventano più elastici e deformabili contribuendo ulteriormente a migliorare il nutrimento dei tessuti.

Tra gli altri effetti della ossigeno ozono terapia c’è anche l’azione lipolitica sul grasso; la miscela, infatti, determina un aumento del processo di scissione degli acidi grassi che compongono la cellula adiposa, aiutando a ridurre l’eccesso di ingrossamento delle cellule stesse che osserviamo nella PEFS.

Le proprietà della ossigeno ozono terapia, tuttavia, non si fermano qui.
È noto, infatti, il suo utilizzo per il trattamento dell’ernia del disco così come sono noti i suoi effetti analgesici, antinfiammatori e immunomodulanti, cioè che potenziano il sistema immunitario.
La miscela di ossigeno ozono, inoltre, ha delle importantissime proprietà antiossidanti, cioè aiuta a smaltire le tossine prodotte dalle cellule durante la loro attività metabolica, aiutando così a migliorarne lo stato di salute.

Ma come si svolge il trattamento sul lato pratico?
Non sono necessari particolari accorgimenti prima della terapia, se non quelli legati ad alcune terapie farmacologiche che è bene valutare con il medico nella visita preliminare.
Non è necessario stare a digiuno prima della terapia e dopo il trattamento si può tornare tranquillamente alle proprie attività sociali.

Le sedute di ossigeno ozono terapia durano circa 10-15 minuti. Durante il trattamento vengono iniettate piccole quantità di gas nel tessuto sottocutaneo, in diversi punti distanziati tra loro di alcuni centimetri, generalmente sul lato interno di gamba e coscia e sulla parte posteriore della gamba.
Naturalmente, a seconda della situazione specifica, si possono concentrare le iniezioni nei punti dove la cellulite è più rappresentata estendendo le iniezioni alla coscia, al gluteo, ai fianchi e all’addome, oppure alle braccia.

Immediatamente dopo la puntura il gas si diffonde nel tessuto sottocutaneo ed inizia ad agire a livello del microcircolo, senza provocare particolari disturbi; a volte, tuttavia, si può avvertire un leggero dolore o senso di indolenzimento nelle sedi di iniezione, o addirittura un sapore metallico in bocca.
Si tratta di normali reazioni collaterali che non devono preoccuparci in quanto non sono pericolose e regrediscono rapidamente.

Ci sono situazioni in cui l’ossigeno ozono terapia è pericolosa o non si può praticare?
La terapia è in genere ben tollerata e ha un tasso di complicazioni bassissimo, ma in alcune situazioni può essere controindicata, come ad esempio in caso di gravi problemi alla tiroide, epilessia o altre malattie sistemiche gravi.

Per questi motivi è importante sottoporsi ad una visita preliminare al trattamento, durante la quale bisogna informare il medico delle malattie di cui si soffre e della eventuale terapia farmacologica in atto.
Solo in questo modo ci si potrà sottoporre al trattamento in modo sicuro.

I protocolli di ossigeno-ozonoterapia sono variabili da caso a caso ma prevedono generalmente una fase iniziale con frequenza settimanale seguita da una seconda fase di mantenimento, nella quale le sedute vengono effettuate con minore frequenza.

L’aspetto più importante da considerare è che non possiamo curare alla radice la malattia PEFS, e l’ossigeno ozono terapia da sola non può essere efficace se non la associamo ad uno stile di vita corretto.
Dobbiamo, quindi, alimentarci correttamente evitando cibi ipercalorici e zuccheri raffinati, praticare attività fisica, non fumare e controllare il peso corporeo.

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