F.A.Q

Ho deciso di raccogliere in questa pagina alcune tra le domande più frequenti che mi rivolgono i miei pazienti, con le relative
risposte. Infatti questi dubbi potrebbero riguardare anche te, e spero che le risposte ti aiutino a decidere se contattarmi o meno!

L’insufficienza venosa è una malattia degenerativa che si manifesta con la progressiva comparsa di capillari e vene dilatate, che col tempo aumentano il loro diametro e la loro distribuzione. Il trattamento non può eliminare alla radice questa patologia ma serve a controllarla efficacemente.

Se è vero che con il tempo si formeranno nuovi capillari o vene dilatate, ad esempio in caso di gravidanze, terapie ormonali o altri fattori, il controllo della patologia con trattamenti periodici e mirati è fondamentale. Se non lo facessimo, infatti, avremmo un maggiore numero di complicanze (trombosi, edemi e ulcere) e pesanti inestetismi.

La comparsa di nuovi capillari dopo il trattamento è un fenomeno possibile ed è chiamato “matting”. Si tratta di una rete di capillari rossi, molto fitti e particolarmente sottili che si forma quando viene chiusa una vena di drenaggio, oppure quando si crea troppa infiammazione con uno sclerosante eccessivamente forte.

Infatti, se la scleroterapia viene fatta senza studiare attentamente l’emodinamica dei capillari e delle vene con cui essi comunicano si rischia di chiudere una vena drenante.

Per prevenire questa complicanza bisogna osservare attentamente i capillari e fare una diagnostica accurata con l’ecodoppler.
Se i capillari hanno la forma di un “albero dritto”, ad esempio, non dobbiamo iniettare lo sclerosante nella vena dove si raccolgono (il tronco) altrimenti potrebbe verificarsi questa fastidiosa complicanza.
Al contrario, se l’albero ha una forma rovesciata molto probabilmente la vena dove i capillari confluiscono va chiusa, perché al suo interno il sangue non scorre nella giusta direzione.

Sicuramente la componente genetica ha un ruolo fondamentale, e se i familiari di primo grado hanno questo problema allora la paziente sviluppa più probabilmente il problema. Tuttavia, anche il sesso femminile e le gravidanze hanno un impatto determinante in quanto la malattia è influenzata dagli ormoni sessuali femminili.

Non vanno inoltre sottovalutati i fattori ambientali e comportamentali, sui quali il paziente può e deve agire per prevenire la patologia. Mi riferisco al controllo del peso corporeo (i soggetti obesi sono più a rischio di sviluppare la malattia ed è più problematico trattarli), all’attività lavorativa (bisogna evitare la stazione eretta prolungata soprattutto in prossimità di fonti di calore), all’uso di pantaloni troppo stretti, alla mancanza di attività fisica, al fumo, e soprattutto all’utilizzo della calza elastica nelle persone che soffrono di insufficienza venosa.

La safena è una vena di drenaggio importante e quando è possibile va preservata. Tuttavia, quando è molto dilatata e le valvole sono danneggiate il paziente ha spesso fastidiosi sintomi come dolore, gonfiore e pesantezza. Questa situazione è simile ad un rubinetto che perde acqua e che è necessario chiudere rapidamente per far passare i sintomi. Dopo la chiusura di un breve tratto della safena il sangue scorrerà comunque dal piede verso l’inguine attraverso le vene profonde, e dalla superficie alla profondità attraverso le vene perforanti. Nel corso del tempo si formeranno pian piano delle piccole varici recidive, ma riconoscendole per tempo sarà possibile trattarle con minima invasività.

Quando c’è una esplosione di capillari sulle gambe, spesso a forma di albero, non si tratta di capillari “rotti” ma semplicemente della rapida dilatazione di questi piccoli vasi sanguigni. Le cause possono essere svariate, come ad esempio assunzione di terapia ormonale, gravidanza, ma anche aumento della temperatura esterna oppure presenza di cellulite che ostacola il deflusso del sangue. In questi casi è opportuno effettuare una visita specialistica con ecodoppler per valutare il trattamento più idoneo.

La scleroterapia dei capillari è una terapia da effettuare con cautela, perché la scomparsa del capillare avviene attraverso una risposta infiammatoria variabile da individuo a individuo. Maggiore è l’infiammazione provocata a livello del capillare, maggiore sarà il rischio di lasciare una macchia di pigmentazione. Per questo motivo le sedute vanno intervallate da un periodo di almeno 3 settimane e vanno effettuate partendo da una concentrazione molto bassa di farmaco, per poi eventualmente aumentare di volta in volta. Il numero di sedute dipende dall’estensione dei capillari da trattare e dalla risposta individuale del paziente.