gambe pesanti e doloranti

Rimedi per le gambe pesanti e doloranti

La presenza di gambe pesanti e doloranti è tipica del periodo primaverile/estivo e spesso si accompagna a crampi e sensazione di gonfiore. Il problema interessa soprattutto le donne, in particolare se svolgono un lavoro sedentario o se passano molte ore ferme in piedi, anche a causa del fattore ormonale legato all’azione degli estrogeni.

Questi spiacevoli disturbi possono comparire durante la giornata ma soprattutto alla sera, o in alcuni casi vengono avvertiti costantemente. Oltre alla sensazione di gambe pesanti e doloranti, si avvertono crampi, stanchezza e senso di gonfiore, che destano a volte preoccupazione in quanto fanno pensare a una trombosi o comunque a possibili eventi gravi.

Perché le gambe sono pesanti e doloranti?

La sensazione di gambe pesanti e doloranti è un sintomo tipico dell’insufficienza venosa, una patologia causata dalla progressiva perdita di funzione drenante delle vene delle gambe, che tendono a dilatarsi progressivamente alimentando il reflusso del sangue, anche a causa della perdita di continenza delle valvole venose.

Quando le vene si sfiancano, il sangue tende a ristagnare nei punti più declivi della gamba.
Questo provoca da un lato l’esordio di sintomi come dolore, pesantezza alle gambe, crampi o anche prurito, dall’altro un aumento della permeabilità dei vasi capillari e l’attivazione delle cellule del sangue, con il risultato che i liquidi fuoriescono nei tessuti generando gonfiore e infiammazione.

Anche le persone sane o con forme di insufficienza venosa solo funzionale possono avvertire gambe pesanti e doloranti in questo periodo, perché l’aumento della temperatura esterna causa una dilatazione delle vene che serve a smaltire il calore, ma che dall’altra parte è responsabile dei disturbi.
Le donne risentono maggiormente di questi problemi perché gli ormoni estrogeni diminuiscono a loro volta il tono venoso, per cui la comparsa di disturbi è frequente nelle diverse fasi del ciclo mestruale o in caso di assunzione di alcune tipologie di terapia ormonale o contraccettiva.

Quali sono i rimedi per le gambe pesanti e doloranti?

Le sostanze venoattive o flebotoniche sono un gruppo eterogeneo di molecole che hanno una azione importantissima sul sistema venoso e sul microcircolo.
Queste sostanze hanno un’origine per lo più vegetale, infatti sono state largamente usate in passato come erbe medicinali e oggi vengono estratte dalle piante o in parte sintetizzate, quindi è possibile trovarle in alcuni alimenti ma più spesso si assumono sotto forma di integratori.

Le sostanze venoattive, tralasciando la loro classificazione che potrebbe risultare noiosa, hanno numerosi effetti positivi in comune.
Per prima cosa aumentano il tono venoso, cioè agiscono sulla parete delle vene migliorandone la contrazione e favorendo quindi il drenaggio di sangue.
Hanno anche una potente azione antiossidante, cioè proteggono le cellule delle vene e dei capillari dallo stress indotto dal ristagno di sangue e dallo stravaso di liquidi, e per questo sono state studiate anche nelle neoplasie.
Agiscono contrastando l’infiammazione, che si attiva a causa del ristagno di sangue proprio per l’attivazione di cellule come i leucociti e i monociti/macrofagi, che con il tempo si rendono responsabili dei danni nei tessuti extra-vasali.
Inoltre, riducono la permeabilità dei capillari e quindi contrastano il gonfiore e l’edema che possono svilupparsi a causa della stasi di sangue, e regolano la densità del sangue stesso evitando l’aggregazione tra le sue cellule il che favorirebbe l’attivazione infiammatoria e della coagulazione.

Cosa sono i flavonoidi?

gambe pesanti e doloranti

L’elenco delle sostanze venoattive è molto lungo, ma in questa sede ci soffermeremo sui flavonoidi ed in particolare sulla frazione flavonoide.

I flavonoidi sono dei metaboliti delle piante che appartengono alla famiglia dei polifenoli; generalmente costituiscono i pigmenti delle piante stesse e si trovano soprattutto nei loro frutti e nelle foglie, ma a volte anche nelle radici come nel caso del Ruscus.
Tra i flavonoidi ricordiamo due categorie di sostanze molto attive sulle vene e sui capillari, ma che condividono anche le proprietà antiossidanti che abbiamo visto nelle sostanze venoattive: gli antociani e le proantocianidine.

Gli antociani sono responsabili dei colori rosso, blu e violetto dei frutti e delle bacche che li contengono, come ad esempio il ribes, la ciliegia, il cavolo rosso, l’uva rossa, la fragola, il sambuco e le bacche in generale L’alimento che contiene più antociani in assoluto è l’aronia, una pianta dalle bacche molto aspre.
Anche le proantocianidine si trovano all’interno di frutti rossi come mirtilli e uva rossa, ma anche nel tè verde e nel cacao.

Una sostanza molto importante appartenente alla categoria dei flavonoidi e largamente utilizzata è la frazione flavonoide (detta anche frazione flavonoide purificata micronizzata o più semplicemente FFPM), un composto semisintetico costituito per il 90% da diosmina e per il 10% da flavonoidi.
La diosmina non è altro che una molecola semisintetica con una potente azione di supporto del sistema venoso, e deriva da un flavonoide naturale, l’esperidina.

Come funziona la frazione flavonoide?

La frazione flavonoide aumenta il tono venoso agendo sui segnali nervosi che regolano la contrazione delle cellule muscolari, situate nella parete delle vene e responsabili della loro capacità propulsiva.
Questo avviene grazie all’aumento che questa sostanza esercita sulla concentrazione di noradrenalina, che è la molecola che stimola la contrazione di queste cellule favorendo così il flusso di sangue.

Gli effetti benefici della frazione flavonoide sono stati indagati da numerosi e vasti studi scientifici, confermati anche da recenti revisioni della letteratura.
Un primo dato interessante è emerso da studi effettuati su una popolazione di soggetti sani con sintomi come pesantezza e dolore alle gambe, associati alla presenza di capillari; come abbiamo già detto si tratta di un problema tipico delle donne, maggiormente soggette a questi disturbi per i fattori ormonali legati al ciclo o alla terapia contraccettiva.

In queste persone, la presenza di capillari visibili era accompagnata anche dal riscontro di reflusso sulla vena grande safena, evidenziato alla fine della giornata lavorativa e tipicamente nel contesto di attività sedentarie o in cui veniva mantenuta la stazione eretta per molte ore.
La presenza di reflusso a fine giornata, pur essendo da considerare un fatto ancora fisiologico, potrebbe evolvere col tempo nello sviluppo di vene varicose superficiali, sovraccaricate dal protrarsi del ristagno di sangue.

La somministrazione di un grammo al giorno di frazione flavonoide per tre mesi ha migliorato nettamente i sintomi, il discomfort e la qualità di vita dei soggetti indagati, e si è anche osservata una scomparsa del reflusso precedentemente osservato.
Questo dato è importante perché mostra che il trattamento con flavonoidi è anche in grado di rallentare l’evoluzione dell’insufficienza venosa, e possono trarne beneficio anche le persone già affette da questa malattia nelle sue diverse fasi.

Naturalmente, l’assunzione di flavonoidi non fa scomparire i capillari, che sono la sede di micro reflussi superficiali e rappresentano uno stadio iniziale dell’insufficienza venosa; in questo caso bisognerà sottoporsi ad un trattamento di scleroterapia per avere il risultato auspicato.

La FFPM ha un altro effetto importante, cioè riduce la permeabilità dei vasi capillari contrastando il gonfiore alle gambe, un’altra conseguenza dell’insufficienza venosa o anche del mantenere per molte ore la posizione eretta.
Infine, la frazione flavonoide accelera anche la guarigione delle ulcere venose, che rappresentano lo stadio più grave dell’insufficienza venosa; questa proprietà è legata all’azione antinfiammatoria della sostanza oltre che di riduzione della permeabilità dei capillari e di miglioramento del flusso sanguigno.

Consigli

In conclusione, raccomando spesso di assumere questa molecola per almeno un mese, ma meglio se per tre mesi, con il dosaggio di un grammo al giorno.
La frazione flavonoide, infatti, si è dimostrata tra le sostanze più efficaci nel ridurre la sensazione di gambe pesanti e doloranti, oltre che migliorare la qualità di vita anche in soggetti sani che soffrono di questa problematica a causa di fattori costituzionali o legati allo stile di vita.
Non ci sono particolari controindicazioni alla sua somministrazione, ma è meglio non assumerlo durante la gravidanza e l’allattamento in quanto non è stata dimostrata la sua sicurezza in queste situazioni.

In caso di gambe pesanti e doloranti, tuttavia, credo sia opportuno effettuare anche una visita specialistica per diagnosticare una eventuale insufficienza venosa e pianificare, in questo caso, il giusto iter terapeutico.

Fonti

https://www.minervamedica.it/it/getfreepdf/DPtk5U3LFEImWyO0DnXZ%252BZlmkqp6b%252FX2OsmDZ%252BaUPELwx9hLcWYXyGSCMjffJ9s%252FCfxuDq%252BoWObQgJspWBo75w%253D%253D/R34Y2017N02A0189.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7004432/pdf/12325_2019_Article_1218.pdf

https://www.minervamedica.it/it/getfreepdf/62rK2LeaZadmZhf8lMJPNc5mCHoOlHcsY5Eip5EDZ8FMo6opInlSIXIpSHbtUaJ60L47poeHhRkpDysYV00cAw%253D%253D/R34Y2018N02A0143.pdf

http://www.sicve.it/wp-content/uploads/2016/10/Flebologia-LG-SICVE-SIF.pdf

gambe gonfie e doloranti

Come risolvere il problema delle gambe gonfie e doloranti a fine giornata

Problema

La sensazione di gambe gonfie e doloranti a fine giornata è molto frequente tra i soggetti che svolgono attività lavorativa, e interessa in genere di più le donne in quanto i sintomi sono aggravati dall’azione degli ormoni estrogeni.
Si tratta di un problema che colpisce le persone che stanno per molte ore ferme in piedi oppure sedute alla scrivania, e spesso il senso di pesantezza alle gambe accompagna i disturbi.

Inoltre, con i primi caldi primaverili questi sintomi peggiorano immancabilmente, e per molte donne inizia l’incubo della ricerca di rimedi efficaci.

Ma perché questi disturbi sono così difficili da controllare?
Direi che una delle risposte è che spesso ciò che potrebbe funzionare non piace o risulta fastidioso da utilizzare; mi riferisco alla calza elastocompressiva, e di seguito vedremo come possiamo sfruttarne alcune tipologie per stare meglio.

Gambe gonfie e doloranti: perché?

Il gonfiore e il senso di pesantezza dipendono dal ristagno di sangue nelle gambe e nelle caviglie, a sua volta dovuto alla posizione eretta o seduta mantenuta per molto tempo.
Questo può accadere anche in persone che hanno delle vene sane, soprattutto in presenza di aumento della temperatura esterna che provoca una ulteriore diminuzione del tono venoso aggravando la situazione.

Perché il sangue ristagna? A livello delle gambe, per poter tornare al cuore e proseguire il suo flusso, il sangue deve fluire contro gravità. Affinché questo accada, deve innescarsi il meccanismo di “pompa” dei muscoli del polpaccio, che spremono le vene facendo scorrere il sangue mentre camminiamo.

Il mantenimento prolungato della posizione eretta o seduta impedisce lo scarico di sangue, che di conseguenza ristagna facendo aumentare la pressione idrostatica all’interno dei vasi capillari. Se per di più fa caldo, le vene spingono di meno perché devono anche provvedere allo smaltimento del calore.
Il risultato è una fuoriuscita temporanea di liquidi nei tessuti che crea il gonfiore a fine giornata; questo accumulo di liquidi è naturalmente transitorio negli individui sani, e regredisce prontamente con il riposo o con l’elevazione delle gambe.
Si tratta del cosiddetto edema occupazionale.

Edema e gonfiore sono la stessa cosa?

L’edema è l’accumulo di liquido nello spazio extracellulare e si manifesta tipicamente con il segno della “fovea”: quando premiamo con un dito la cute della gamba per alcuni secondi rimane un’impronta che regredisce lentamente.
L’edema è causato da diverse malattie che, attraverso alcuni meccanismi, portano all’accumulo di liquidi; tra queste ricordiamo l’insufficienza renale, lo scompenso cardiaco e l’insufficienza venosa e linfatica. Per approfondire i meccanismi alla base dell’edema puoi dare un’occhiata qui.

Ci sono altre situazioni cliniche caratterizzate da edema, come la cellulite e il lipoedema, ma in questo caso la fovea è di solito assente perché siamo in presenza di un edema con caratteristiche diverse, maggiormente “duro” e associato ad alterazioni del tessuto adiposo.

Con il termine “gonfiore” indichiamo, invece, un aumento volumetrico dell’arto, reale o spesso solo percepito, che può essere causato da edema oppure da traumi, punture di insetto, infiammazione e molte altre situazioni, nelle quali peraltro può esserci un edema localizzato.
Generalmente in presenza di gambe gonfie e doloranti a fine giornata non vediamo il segno della fovea, perché l’accumulo di liquidi è talmente transitorio da non renderlo evidente. Come dimostrato da alcuni studi, tuttavia, si verifica un effettivo aumento volumetrico dell’arto.

Come funzionano le calze elastiche

gambe gonfie e doloranti

Le calze elastocompressive sono dei tutori che esercitano sull’arto una pressione esterna, che controbilancia in parte la pressione esercitata dal sangue in stazione eretta. La pressione del sangue, secondo la forza di gravità, è massima nelle parti più declivi della gamba e decresce verso l’alto.

Le calze elastocompressive, grazie al materiale elastico di cui sono composte, aiutano la pompa muscolare a svuotare il sangue ma agiscono anche a riposo, riducendo il diametro delle vene e favorendo in questo modo sia il flusso di sangue che il corretto funzionamento delle valvole.
Grazie a questi effetti, le calze aiutano a prevenire le trombosi e contrastano gli effetti dell’insufficienza venosa.

Quali sono i diversi tipi di calze elastiche? Ce ne sono molti, ma in questo articolo ci focalizzeremo su una prima distinzione tra calze a compressione graduata e calze a compressione progressiva.

Le calze a compressione graduata (GECS in inglese) esercitano una pressione massima alla caviglia e decrescente dal basso verso l’alto, in accordo con il principio secondo cui la pressione del sangue, in posizione eretta, è più alta nelle parti declivi.
Le GECS sono notoriamente difficili da indossare, anche se hanno solitamente dei dispositivi adiuvanti di serie per farle scorrere meglio. Inoltre, spesso sono mal tollerate da chi le indossa, ma è anche vero che molte volte sono prescritte erroneamente.

Un esempio di calza a compressione graduata è rappresentato dalle calze elastiche terapeutiche (CET), tutori certificati come aventi azione terapeutica e largamente usati nelle persone con problemi venosi.

Le calze a compressione progressiva (PECS in inglese), invece, esercitano una pressione massima al polpaccio e minore alla caviglia, con un gradiente pressorio che di conseguenza è invertito.
Il concetto alla base di questi dispositivi è che il polpaccio è la sede di maggior raccolta di sangue nella gamba, ed è anche il motore che lo pompa verso il cuore; pertanto, questi tutori esercitano una azione maggiormente focalizzata sulla pompa muscolare.

Le PECS sono più facili da indossare e generalmente più confortevoli soprattutto per praticare sport, ma il rischio è che, essendo invertito il gradiente pressorio, favoriscano uno svuotamento minore alle caviglie rispetto al resto della gamba.

Calze elastocompressive nell’edema occupazionale

Quale delle due calze è più appropriata per chi soffre di gambe gonfie e doloranti a fine giornata?
La questione è stata indagata da alcuni studi scientifici recenti.

In merito al problema delle gambe gonfie e doloranti a fine giornata, uno studio italo-austriaco del 2013 ha indagato soggetti sani che svolgevano attività lavorativa in stazione eretta prolungata o seduta. Il risultato è stato che, al termine della giornata lavorativa, le PECS si sono mostrate più efficaci delle GECS nel ridurre l’edema inteso come volume totale della gamba.

Le gambe si sono sgonfiate di più, ma in modo omogeneo?
Un trial successivo ha risposto alla domanda, mostrato innanzitutto che entrambe le tipologie di calza riducono in misura simile ed efficace il volume della gamba, sia in soggetti sani che affetti da insufficienza venosa.

Per quanto riguarda il volume della parte distale della gamba/piede, tuttavia, le GECS sono state più efficaci in entrambe le categorie di persone, determinando quindi una riduzione omogenea del gonfiore senza incorrere nel rischio di congestione della caviglia.

Commenti e consigli

In presenza di edema occupazionale in soggetti sani, l’uso di una calza elastica adeguata è fondamentale. Naturalmente siamo poco abituati ad indossarla soprattutto con i primi caldi, perché sappiamo che può essere difficile da indossare e che provoca sudorazione, costrizione e secchezza della pelle.

Ciononostante, la calza elastocompressiva è un ausilio fondamentale per eliminare certi disturbi, e ciascuna delle due categorie ha dei pro e dei contro che possiamo riassumere per orientare la scelta.
Per ora ci riferiremo a soggetti sani senza insufficienza venosa.

Calze a compressione graduata

Rientrano in questa categoria tutte le calze certificate come terapeutiche, che vengono consigliate nelle persone con insufficienza venosa sulla base delle linee guida ma che possono essere impiegate anche nei soggetti sani con sintomi quali dolore e pesantezza.
Ricordo che possono avere diverse intensità di compressione, si parte dalla prima classe fino ad arrivare alla terza o quarta; nei soggetti sani sarà sufficiente una prima classe.

Vantaggi – sono più efficaci in termini di riduzione di dolore e pesantezza alle gambe e funzionano nell’evitare l’edema a fine giornata, e soprattutto riducono il volume dell’arto in maniera omogenea senza rischio di congestione alle caviglie.
Svantaggi – sono più difficili da indossare e possono creare costrizione sul lato dorsale della caviglia.

Le consiglierei come prima scelta in chi ha particolare dolore e pesantezza ed è disposto a tollerare la difficoltà di indossarle.

Calze a compressione progressiva

Vantaggi – altrettanto o addirittura più efficaci nella riduzione dell’edema a fine giornata, sono più facili da indossare e tendenzialmente meno fastidiose da portare; inoltre, massimizzano la funzione di pompa del polpaccio e sono più efficaci nell’aumentare l’eiezione di sangue dalla gamba.
Svantaggi – rischiano di svuotare maggiormente il polpaccio rispetto alla caviglia con conseguente congestione della stessa; inoltre, tenderebbero a scivolare di più verso il basso.

Possono essere impiegate da chi desidera un miglioramento ed è particolarmente esigente in fatto di comfort, ricordando però il problema della possibile disparità nella distribuzione del gonfiore residuo.
Sono consigliate alle persone con particolari cause di insufficienza venosa, nelle quali è utile massimizzare la funzione di pompa muscolare del polpaccio.

Un ultimo dato interessante è stato ottenuto da uno studio inglese nel 2016, che ha documentato come la calza elastica a compressione graduata sia stata più efficace dell’elettrostimolazione nel ridurre il gonfiore a fine giornata, sempre nei soggetti con edema occupazionale.

Fonti

https://journals.sagepub.com/doi/pdf/10.1177/0268355516682885

https://www.ejves.com/action/showPdf?pii=S1078-5884%2813%2900076-2

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4870057/pdf/10-1055-s-0035-1558646.pdf

cellulite

Peptidi bioattivi di collagene e cellulite

La cellulite è una malattia multi-fattoriale che colpisce circa l’85% delle donne sopra i 20 anni. Si tratta di una patologia vera e propria che è caratterizzata da eccesso di tessuto adiposo con aspetto della cute “a buccia d’arancia” o “a materasso”.
I fattori legati all’insorgenza di cellulite sono molteplici, legati sia alla genetica sia alla dieta, alla sedentarietà, all’età e alle gravidanze oltre che all’alimentazione.

Caratteristiche della cellulite

Alla base della cellulite ci sono alterazioni della microcircolazione e del drenaggio linfatico, che determinano modificazioni nella matrice extracellulare e nel metabolismo delle cellule adipose.
Ricordiamo che la matrice extracellulare è costituita dall’insieme delle molecole che stanno fuori dalle cellule nei tessuti sottocutanei, e le cellule adipose, in presenza di cellulite, sono “stressate” dal ristagno di liquidi e crescono in maniera disordinata protrudendo nel derma.

Queste alterazioni del tessuto extracellulare legate alla cellulite sembrano interessare sia il derma, cioè la parte più profonda della cute, sia il tessuto sottocutaneo, che si trova più profondamente rispetto al derma e che ospita il tessuto adiposo.
Inoltre, studi recenti hanno mostrato che, nelle persone affette da cellulite, i setti di tessuto connettivo presenti nel derma sono più sottili e maggiormente perpendicolari alla superficie cutanea.

Ciò sembra in apparente contraddizione con l’edema dei setti interlobulari che si osserva nelle fasi precoci della cellulite nel contesto del tessuto adiposo; si tratta, in realtà, di aspetti coesistenti che rivelano la complessità di questa condizione clinica.
Ricordiamo che in questi setti di tessuto connettivo scorrono i capillari sanguigni e i vasi linfatici che drenano i liquidi.

Nella cellulite, infine, si osservano un derma meno denso, un maggiore spessore della giunzione tra derma e ipoderma e una cute meno elastica, con un aspetto ondulato detto appunto “a materasso” o “a buccia d’arancia”.
Va ricordato che la cellulite è una condizione diversa dall’obesità, ma peggiora all’aumentare del BMI (Body Mass Index), che è una misura del sovrappeso data dal rapporto tra peso e altezza elevata al quadrato.

Peptidi di collagene e cellulite

I peptidi bioattivi di collagene, assunti come supplemento orale, sono noti per stimolare il metabolismo del derma in quanto favoriscono la produzione di collagene ed elastina da parte delle cellule bersaglio, i fibroblasti.
Questo effetto è stato dimostrato in alcuni studi su modelli animali.

Altri studi su soggetti sani di sesso femminile hanno mostrato un beneficio sulla cute dopo assunzione di peptidi di collagene, con miglioramento dell’elasticità e della tonicità visibile dall’esterno.

I peptidi bioattivi di collagene vengono assunti per bocca e possono essere assorbiti anche senza essere scissi in aminoacidi nel tratto digerente, arrivando quindi in forma attiva nella cute.

Lo studio in esame è stato pubblicato nel 2015 nel Journal of Medicinal Food.
Esso ha indagato l’effetto di una supplementazione orale di 2,5 grammi al giorno di peptidi bioattivi di collagene in donne di età compresa tra 25 e 50 anni circa affette da cellulite moderata, sia in sovrappeso che normopeso (BMI maggiore o minore di 25).
Al gruppo di controllo, invece, è stato somministrato un placebo, cioè una sostanza che non ha nessuna efficacia clinica.
L’integratore utilizzato è stato il Verisol® prodotto dalla Gelita AG.

La misurazione del grado di cellulite è stata effettuata con il Pinch Test sulla coscia; questo test consiste nel pinzare delicatamente la cute tra indice e pollice osservando l’aspetto della pelle, che nella cellulite presenta i tipici affossamenti.
Inoltre, è stata valutata la superficie cutanea con uno strumento ottico in grado di fornire un imaging tridimensionale.

Il primo risultato interessante di questo studio è stato che nei soggetti normopeso, dopo 6 mesi di integrazione, si è osservata una riduzione del 9% nel punteggio classificativo della cellulite.
Questo si è tradotto in un miglioramento visivo al Pinch Test con pelle più liscia e minore comparsa di fossette.
Lo stesso effetto si è osservato anche nelle donne sovrappeso, ma con minore percentuale di miglioramento del punteggio (4% a 6 mesi).

Lo studio tridimensionale della cute ha mostrato, d’altra parte, una maggiore densità del derma rispetto ai controlli dopo la supplementazione con peptidi di collagene, con conseguente minore protrusione dei lobuli adiposi.
Questo significa che l’integrazione con questi peptidi stimola le cellule del derma a ripristinare componenti della matrice che rendono il derma stesso più vitale e resistente, conferendo alla cute un aspetto migliore.

Conclusioni

Il trattamento medico della cellulite mira solitamente al miglioramento della microcircolazione e all’azione di lipolisi; tra le metodiche usate ci sono l’ozonoterapia e la carbossiterapia.
Questo studio ci mostra che un ulteriore “bersaglio” per migliorare la cellulite può essere la ricostituzione della matrice nel derma, e i peptidi bioattivi di collagene si mostrano in questo efficaci.
Un trattamento combinato con le altre metodiche potrebbe migliorare indubbiamente il risultato.

La supplementazione con peptidi bioattivi di collagene non mostra effetti collaterali; tuttavia, lo studio stesso ci ricorda che per migliorare la cellulite non possiamo prescindere da un controllo del peso corporeo, e quindi va tenuto in grande considerazione lo stile di vita.

Fonti e riferimenti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4685482/

https://www.gelita.com/en/products/collagen-peptides/verisol

geloni alle mani e ai piedi

Geloni alle mani e ai piedi: cause e rimedi efficaci

È possibile avere i geloni alle mani e ai piedi anche in primavera o in estate?
Sicuramente accade con minore frequenza rispetto all’inverno, ma alcune persone soffrono di questo problema anche se fa caldo e con parecchio disagio.

Riscontro questo disturbo più frequentemente nelle donne, che lamentano un grosso imbarazzo nel porgere la mano o nel mostrare le dita a causa del loro colore violaceo o comunque scuro.

Ma quali sono le cause sottostanti, o meglio, si tratta effettivamente di un problema di circolazione?
In che modo si può migliorare la situazione?

In effetti il problema è più eterogeneo di quello che sembra. Vediamone le cause e come si può migliorare la situazione, cercando di essere più sintetici possibile per dare indicazioni utii a chi soffre di questo problema.

Cause dei geloni alle mani e ai piedi

I cosiddetti geloni alle mani e ai piedi in realtà non sono i geloni propriamente detti; vedremo successivamente il perché.
Per ora diciamo che il problema si riconduce generalmente ad una alterazione nella microcircolazione cutanea a livello delle estremità degli arti.

La microcircolazione è una struttura microscopica dove i piccoli vasi arteriosi si sfioccano nei capillari, nei quali avviene il passaggio di sostanze nutrienti e ossigeno alle cellule, per poi proseguire nelle vene che riporteranno il sangue al cuore.
Le arterie della microcircolazione, chiamate arteriole, sono dei tubicini che si allargano e si restringono a seconda degli stimoli grazie alla presenza di cellule muscolari che albergano nella loro parete.

In caso di geloni alle mani e ai piedi si possono verificare due condizioni: un’ostruzione meccanica di questi vasi oppure una contrazione eccessiva delle cellule muscolari della parete, chiamato vasospasmo.

Le ostruzioni sono causate da patologie gravi come le vasculiti, cioè infiammazioni dei vasi sanguigni, o le embolie, cioè chiusure improvvise di un’arteria a causa di un frammento di sangue coagulato che arriva seguendo la circolazione.
Altre situazioni che causano ostruzione sono trombosi in presenza di tumori o presenza di malattie del sangue che lo rendono troppo denso.

Il vasospasmo è alla base dei cosiddetti geloni; si tratta di una contrazione eccessiva e duratura delle cellule muscolari delle piccole arterie che provoca un temporaneo calo del flusso sanguigno, solitamente reversibile.

Quali problemi stanno alla base del vasospasmo? Ci sono alcune condizioni cliniche da conoscere; vediamole di seguito.

1) Fenomeno di Raynaud

Si tratta di un vasospasmo a livello dei piccoli vasi delle dita che si scatena solitamente con l’esposizione al freddo o in risposta agli stimoli emotivi come paura o ansia.
Non è necessario che la temperatura sia particolarmente rigida per scatenare un attacco in quanto è sufficiente che ci sia un passaggio da caldo a freddo.

La causa sembra risiedere in una iper-reattività delle fibre nervose che regolano la contrazione delle cellule muscolari delle arteriole, un fattore quindi molto soggettivo.

Come si manifesta?
La forma tipica ha tre fasi. Inizialmente compare uno sbiancamento improvviso ad una o più dita, causato dal minor flusso di sangue, successivamente il dito diventa bluastro a causa della scarsa ossigenazione del sangue e infine diventa rosso viso a causa di una vasodilatazione compensatoria.

Non sempre sono presenti tutte e tre le fasi ma lo sbiancamento deve essere presente per poter porre la diagnosi, mentre le altre due fasi sono variabili. Ricordiamo che, oltre al cambiamento di colore, possono associarsi anche dolore, alterazioni della sensibilità come formicolii o intorpidimento o raramente comparsa di ulcere sulla pelle; la durata dell’attacco è in genere di 10-20 minuti.

Il fenomeno di Raynaud si osserva tipicamente in una o più dita della mano o del piede, di solito compare sia nella faccia volare che dorsale del dito e  può comparire anche in altre estremità del corpo come il naso, le orecchie o i capezzoli.
Dal punto di vista delle sue cause dobbiamo distinguere la forma primitiva da quella secondaria; vediamole brevemente.

geloni alle mani e ai piedi

Forma primitiva

La forma primitiva non ha cause apparenti, compare soprattutto a partire dall’età adolescenziale nelle femmine e di solito c’è una familiarità; il problema interessa circa il 10% della poplazione.
Tra le caratteristiche principali del fenomeno primitivo va ricordato che, di solito, inizia su un dito ma poi si propaga alle altre dita in modo abbastanza simmetrico e bilaterale.
Il dolore, se presente, è moderato e non compaiono ulcere.

Forma secondaria

La forma secondaria si associa condizioni cliniche variabili di cui è manifestaizone, compare più spesso nell’età adulta e nel sesso maschile e di solito coinvolge un solo dito in maniera asimmetrica e monolaterale.
A seconda della causa possono esserci forme gravi, anche con dolore intenso e comparsa di ulcere.

Vediamo le cause principali di forma secondaria del fenomeno di Raynaud.

Connettiviti

Si tratta di patologie subdole, caratterizzate spesso da risposte autoimmunitarie che provocano infiammazioni dapprima nelle articolazioni e nei muscoli che poi si estendono ai vari organi e ai vasi sanguigni; alcuni esempi sono la sclerodermia, il lupus eritematoso e l’artrite reumatoide.
In queste patologie il fenomeno di Raynaud può essere tendenzialmente più grave, e la sua comparsa può precedere anche di anni l’esordio conclamato  della malattia di base.
Per questo motivo è fondamentare indagarlo, in quanto la diagnosi precoce di connettivite consente di evitarne la progressione a danno d’organo.

Farmaci

Alcuni farmaci possono provocare il fenomeno di Raynaud, come i beta bloccanti non selettivi, usati per lipertensione o anche in forma di gocce oculari, la ciclosporina, i farmaci per l’emicrania a base di ergotamina, estrogenici senza progesterone, alcuni farmaci per la chemioterapia o sostanze stupefacenti come cocaina ed efedrina.

Forme occupazionali

In questi casi il fenomeno di Raynaud si manifesta in persone che lavorano con strumenti vibranti, come martelli pneumatici, probabilmente a causa di una azione meccanica dello strumento.

Infine ricordiamo che, in presenza di un fenomeno di Raynaud primario o secondario, ci sono dei fattori che possono peggiorarlo aumentando la frequenza e l’intensità degli attacchi.
Tra questi ricordiamo il fumo di sigaretta, che peggiora la vasocostrizione, e la presenza di alcune malattie come l’aterosclerosi, la sindrome dello stretto toracico, il feocromocitoma e la sindrome del tunnel carpale.

2) Acrocianosi periferica

In questa situazione osserviamo cianosi alle estremità di mani e piedi, cioè colorito bluastro della cute dovuto a carenza di ossigeno, in donne tipicamente molto magre o anoressiche.
A volte si associano sintomi come senso di freddo e ipersudorazione, ma senza perdita di sensibilità; questa patologia è solitamente benigna e sembra legata ad una alterazione nella termoregolazione per scarsità di grasso.

3) Livedo

Consiste nella comparsa di un reticolo bluastro sulla pelle degli arti inferiori, tipicamente alle cosce ma anche in altre parti del corpo come l’addome.
Anche in questo caso il fenomeno è dovuto ad una alterazione delle arteriole cutanee che provoca un accumulo di sangue deossigenato nelle piccole vene cutanee.
La livedo esiste in forme primitive che sono benigne, tipiche delle donne e che spariscono quando si scalda la zona, e in forme secondarie a fenomeni di embolia sulle arterie, farmaci o vasospasmo causato dal freddo.

4) Lesioni da freddo non gelido

Queste lesioni compaiono quando i liquidi corporei stanno per tanto tempo esposti a temperature fredde ma non congelanti (circa -0,5 °C), soprattutto se in presenza di umidità o ambiente bagnato senza riuscire ad asciugare correttamente le dita.
Questa patologia può capitare a chi svolge attività lavorative al freddo e utilizzando l’acqua.

Quando cessa l’esposizione al freddo e ci si riscalda, compaiono sintomi tipici di neuropatia sensitiva cioè intorpidimento, formicolii o sensibilità alterata, ma nei casi gravi i soggetti non riescono a esporsi nuovamente a quelle temperature perché compaiono gonfiore, dolore e ipersudorazione.

Si tratta di una condizione clinica probabilmente sottostimata e sotto diagnosticata.

5) Geloni propriamente detti

Ecco cosa sono realmente i geloni: lesioni cutanee infiammatorie che compaiono a livello dei polpastrelli, sul letto ungueale oppure nel dorso delle dita in persone esposte a temperature non congelanti.
Sono lesioni rosse o violacee, rilevate, e compaiono tipicamente a fine inverno o inizio primavera, ma solitamente regrediscono in alcune settimane.

geloni alle mani e ai piedi

6) Congelamento

In questo caso, per l’esposizione a temperature glaciali, si formano cristalli di ghiaccio nei tessuti delle estremità con lesioni di gravità variabile, che possono arrivare alla necrosi con conseguente necessità di amputare le dita.

Sono situazioni tipiche degli alpinisti estremi.

Quali esami fare in caso di cosiddetti geloni alle mani e ai piedi

Ecodoppler – visita angiologica – innanzitutto va esclusa la presenza di placche aterosclerotiche nelle arterie degli arti superiori, patologia non frequente ma che si osserva ad esempio in caso di diabete o insufficienza renale, per valutare subito lo stato della circolazione e fare una prima diagnosi differenziale tra le varie condizioni viste sopra.

Visita reumatologica con esami del sangue – in presenza di sintomi suggestivi di connettivite come dolori muscolari e articolari, soprattutto se in età adulta, è opportuno effettuare una visita specialistica con esami del sangue, mirati alla ricerca di auto-anticorpi e di alterazione degli indici di infiammazione.

A giudizio dello specialista reumatologo, poi, si potrànno poi eseguire esami più specifici come la capillaroscopia, che dà informazioni dettagliate sulla microcircolazione mostrando alterazioni tipiche in caso di connettivite.

Come curare i geloni alle mani e ai piedi?

La terapia ha l’obiettivo di migliorare la qualità di vita della persona e non di eradicare il problema, che molto spesso non si può togliere alla radice.

Le fasi della terapia sono due; vediamole.

Prima fase – strategie comportamentali

– bisogna evitare i fattori che possono scetanare il vasospasmo quindi proteggersi dal freddo con calzini o guanti (nei casi gravi valutare anche presidi riscaldabili), soprattutto quando si prendono in mano oggetti freddi come cibo surgelato;
– cercare di mantenere una temperatura uniforme in tutto il corpo e non solo alle estremità, quindi indossare abiti caldi e a strati, compatibilmente con la stagione;
– cercare di controllare gli stati emotivi, quindi imparare a gestire lo stress e l’ansia con tecniche di rilassamento; in questo modo si ridurrà la frequenza degli attacchi;
– in presenza di un attacco di vasospasmo mettere al caldo la parte interessata, ad esempio a contatto con il corpo, per velocizzarne il recupero (sembra banale ma non lo è);
importantissimo non fumare, come ripeto sempre (si ha un sensibile miglioramento), inoltre evitare sostanze eccitanti tipo caffè e simili e farmaci visti in precedenza, quando possibile, oltre che evitare l’uso di strumenti vibranti nel caso delle forme professionali.

Seconda fase (se la prima non funziona) – terapia farmacologica

– i farmaci di prima scelta sono i calcio antagonisti ad azione ritardata, farmaci usati per l’ipertensione che agiscono sulle cellule muscolari delle arteriole rilassandole e causando vasodilatazione.
Alcuni principi attivi sono la Nifedipina o l’Amlodipina, si parte da dosaggi minimi e li si aumenta pian piano; naturalmente possono esserci effetti collaterali come mal di testa, vasodilatazione, gonfiore, ma questi disturbi di solito spariscono nel giro di qualche settimana e per questo i pazienti vanno incoraggiati a tollerarli.
– Ci sono farmaci di seconda scelta ed eventualmente farmaci iniettabili per via endovenosa, ma per questo più difficili da gestire a domicilio.

Consigli pratici

In casi di geloni alle mani o ai piedi è opportuna una visita nell’ambito vascolare, comprensiva di ecodoppler, e come primi rimedi vanno seguiti quelli visti in precedenza, perché danno dei buoni risultati anche se possono essere tediosi da mettere in pratica.
Dobbiamo ricordarci che non esiste una pillola magica per far sprire il problema, ma bisogna piuttosto indagarlo con il medico e studiarne gli approcci più opportuni per migliorarlo.

Sarebbe sempre bene indagare l’ambito vascolare, soprattutto se il problema compare in età adulta, per escluedre concomitanti problrmi di circolazione. Nel caso ci fosse il sospetto di una connettivite, sarà opportuno approfondire con una visita specialistica reumatologica ed esami mirati.

Fonti

https://econtent.hogrefe.com/doi/pdf/10.1024/0301-1526/a000661

https://www.ccjm.org/content/ccjom/84/10/797.full.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6139949/pdf/ms113_p0123.pdf

 

 

 

 

come aumentare le difese immunitarie

Aumentare le difese immunitarie: che ruolo hanno gli integratori?

Come aumentare le difese immunitarie contro le infezioni virali

Problema

Il problema di come aumentare le difese immunitarie torna alla ribalta con l’epidemia causata dal Covid-19, anche se questa malattia ha delle peculiarità rispetto alle comuni infezioni virali perché si tratta di un virus nuovo, che stiamo studiando e per il quale non è ancora disponibile un vaccino.

Domanda: oltre alle misure igieniche e comportamentali, come possiamo aumentare le difese immunitarie contro le infezioni virali ?
Di cosa ha bisogno il sistema immunitario per funzionare bene? Ha senso assumere integratori?

Strumenti: analizzando la letteratura scientifica più recente cerchiamo di ottenere delle indicazioni utili.

A chi può interessare l’articolo? A chiunque abbia poca dimestichezza con la medicina e cerchi risposte basate su dati scientifici recenti.

Cos’è il sistema immunitario e come funziona

Il sistema immunitario è l’apparato difensivo del nostro organismo ed è costituito da cellule e molecole altamente specifiche, che servono a contrastare le infezioni da agenti esterni oltre che neutralizzare tossine alimentari e sostanze inquinanti provenienti dall’ambiente.
Un’altra attività peculiare del sistema immunitario è quella di controllare la crescita anomala delle cellule, come nel caso dei tumori.

Il sistema immunitario è costituito da due diverse componenti, che vengono chiamate immunità innata e immunità acquisita.

come aumentare le difese immunitarie

L’immunità innata è un tipo di risposta infiammatoria stardardizzata, aspecifica e a rapida insorgenza, che si attiva nei confronti degli stimoli lesivi sulle cellule come quelli causati dalle infezioni virali (molto banalmente il virus entra nelle cellule bersaglio e le distrugge).

L’immunità innata è costituita dalla cute e dalle barriere mucose, come quelle del tratto gastrontestinale e respiratorio.

A livello di queste barriere ci sono cellule difensive come i globuli bianchi e i monociti-macrofagi, che assieme a molecole che modulano l’infiammazione chiamate citochine distruggono e smaltiscono gli aggressori.

Molto spesso questa risposta non è sufficiente perché viene elusa dall’agente patogeno, e può addirittura essere dannosa nel caso in cui inneschi una risposta infiammatoria continuativa non autolimitata.

L’immunità acquisita, costituita da cellule chiamate linfociti B e T, necessita di più tempo per essere attivata ma è in grado in genere di sconfiggere l’infezione in modo definitivo.

Il funzionamento dell’immunità acquisita è molto più raffinato rispetto a quello dell’immunità innata; alcune cellule specifiche “m

ostrano” ai linfociti come è fatto l’agente aggressore avviando una catena di comunicazione tra cellule che porta alla produzione di immunoglobuline o anticorpi, molecole create per legarsi a molecole speculari dell’ospite indesiderato per bloccarne l’attività.

Quali micronutrienti servono al sistema immunitario per funzionare

Per svolgere le loro complesse funzioni, le cellule immunitarie hanno bisogno di diverse sostanze come elementi chimici, cofattori e vitamine che partecipano attivamente ai processi metabolici e di sintesi proteica; alcuni di questi substrati sono prodotti dall’organismo ma la maggior parte deve essere assunta con la dieta.

Quali sono, cosa fanno e dove si trovano i micronutrienti?

Vitamina A

Molecola fondamentale  per l’immunità innata a livello della mucosa intestinale, dove modula la risposta mediata da immunoglobuline di tipo A (IgA);

Rende possibile la fagocitosi da parte dei monociti-macrofagi, cioè la capacità che hanno queste cellule di ingurgitare gli agenti patogeni e “digerirli”; inoltre, modula la produzione di citochine pro-infiammatorie.

È coinvolta nello sviluppo e differenziazione dei linfociti T e nel funzionamento dei linfociti B.

Ha un’importante azione antiossidante, cioè protegge dal danno cellulare.

Dove si trova?
Può essere assunta con la dieta da fonti animali come il latte, i formaggi e il burro, il tuorlo d’uovo e la carne, oppure può essere prodotta dall’organismo a partire dal suo precursore, il β carotene, che è presente nei cibi arancioni come carota, zucca e peperone.

Vitamina C

Necessaria per la sintesi di collagene, una molecola strutturale essenziale nei tessuti extracellulari.

La vitamina C è nota per la sua potente azione antiossidante sia diretta che indiretta, in quanto ristabilisce la quantità nece

ssaria di altri antiossidanti come la vitamina E e il glutatione.

Promuove inoltre il funzionamento delle cellule dell’immunità innata, modula la produzione di citochine pro-infiammatorie e ha un importante ruolo nello sviluppo, differenziazione e crescita delle cellule T e nella produzione di anticorpi.

Dove si trova?
Diffusamente presente in natura, possiamo trovarla nella frutta (agrumi, kiwi, ananas), nella verdura (lattuga, radicchio, spinaci), oltre che nel broccolo, nel cavolfiore, nel pomodoro e nei tuberi.

Vitamina D

Oltre al suo noto ruolo nel metabolismo delle ossa, è molto importante anche per il sistema immunitario nel quale svolge un’azione protettiva sul microbiota intestinale.
Cos’è il microbiota? L’insieme della flora batterica normalmente presente nel nostro tratto digerente; ricordiamo che il microbiota ha un ruolo essenziale nell’equilibrio immunitario.

La vitamina D protegge le membrane delle cellule intestinali, oltre che renali e respiratorie.

Inoltre, favorisce il movimento, la differenziazione e la fagocitosi dei monociti-macrofagi, regola la produzione di proteine antimicrobiche e l’attività delle cellule B e T.

Alcuni studi in vitro mostrano che la vitamina D stimola la produzione di proteine antivirali, per cui si presume un suo ruolo nel contrastare le infezioni dell’apparato respiratorio.

Dove si trova?
In natura ne esistono due forme, la vitamina D2 e la vitamina D3.
La D2 è presente in alcuni funghi.
La D3 è la forma più attiva nell’essere umano ed è presente nell’olio di fegato di merluzzo, nei pesci nordici (salmone, aringa, merluzzo, sgombro), nel tuorlo d’uovo, nel latte e nei suoi derivati.

La vitamina D è sintetizzata anche dal nostro organismo grazie all’esposizione ai raggi solari, e per questo motivo la sua concentrazione tende ad essere carente in buona parte della popolazione.

Vitamina E

Importante nel supportare la funzione di barriera delle mucose, la vitamina E ha anche un’azione antiossidante e immunomodulante sulle cellule T.

Dove si trova?
Negli oli vegetali, nelle arachidi, nelle mandorle e nei semi di girasole, oltre che nelle uova.

Vitamina B6, B12 e folati

Queste sostanze sono prevalentemente coinvolte nella funzione immunitaria intestinale, oltre che nell’attività delle cellule T e nella produzione di anticorpi.

La vitamina B6 modula la risposta infiammatoria ed è coinvolta nella sintesi di aminoacidi, i mattoni necessari per la produzione degli anticorpi.

Dove si trovano?
Vitamina B6 e folati nelle verdure a foglia verde come spinaci, broccoli, asparagi, lattuga, nei legumi come fagioli e pise

lli, in alcuni frutti come kiwi, fragole e arance, nelle noci e nelle mandorle; inoltre il fegato, le uova e i formaggi sono ricchi di questi micronutrienti.

La vitamina B12 è presente solo in fonti animali come carne, formaggi e uova, e pertanto va integrata in persone che seguono una dieta vegana.

Ferro, zinco, rame, selenio e magnesio

Elementi importantissimi per il funzionamento dell’immunità innata in quanto aiutano numerosi enzimi coinvolti nel metabolismo cellulare.

Hanno anche azione antiossidante e di modulazione della sintesi di citochine, oltre che un ruolo fondamentale nel funzionamento delle cellule T e B e quindi anche nella sintesi di anticorpi.

Dove si trovano?
Le fonti sono carne, pesce, crostacei, uova, latte e derivati, verdure, legumi, noci, cereali, semi di canapa.
Ricordiamo che il selenio tende ad essere carente nella nostra popolazione per motivi geografici legati al terreno.

Cosa indebolisce il sistema immunitario

Oltre all’apporto di micronutrienti, per aumentare le difese immunitarie vanno considerati alcuni fattori che possono interferire con l’equilibrio difensivo dell’organismo.

Terapia antibiotica non necessaria o protratta

Le infezioni batteriche rendono spesso necessaria una terapia antibiotica, che ovviamente non va evitata ma che può distruggere anche la flora batterica del nostro intestino, importantissima per le difese immunitarie.

Se la terapia antibiotica non è necessaria, come nelle comuni infezioni virali, o se è di necessità eccessivamente protratta, può indebolire le difese immunitarie.

Soluzione: rivolgersi sempre al medico per valutare se la terapia antibiotica è realmente necessaria, e se deve essere protratta a lungo assicurarsi di integrare con probiotici.

Stress

Studi recenti mostrano che lo stress e lo stato psichico sono interconnessi con il sistema endocrino e immunitario e c

on la modulazione della risposta infiammatoria.

Nel cervello gli stimoli stressogeni aumentano la produzione di citochine pro-infiammatorie, attivano le cellule immunitarie cerebrali e provocano cambiamenti nella plasticità delle sinapsi con formazione di circuiti alterati tra i neuroni.

Per quanto riguarda le difese immunitarie, lo stress cronico sembra indebolirle perché causa l’insorgenza di uno stato infiammatorio persistente di base, che è un fattore causale di patologie croniche come l’aterosclerosi, il diabete e l’insulino-resistenza in generale.

Soluzione: per quanto possibile, gestire adeguatamente stati di ansia e depressione oltre che ritmi di vita frenetici diventa im

portante anche per il corretto equilibrio del sistema immunitario.

Sonno

Il sonno è fondamentale per le difese dell’organismo e ha una relazione bidirezionale con il sistema immunitario, come dimostrato da recenti studi. Cosa significa?
Ad esempio, l’attivazione della risposta immunitaria nei confronti di un’infezione può rendere necessario dormire per più tempo o provocare una disregolazione del sonno, come in effetti possiamo notare nella comune esperienza.

D’altra parte, dormire in modo qualitativamente adeguato e per un tempo sufficiente regola correttamente la risposta infiamm

atoria e ottimizza la crescita e il funzionamento delle cellule immunitarie.

La privazione di sonno, come emerge da studi su modelli animali, favorisce anche in questo caso l’attivazione di una risposta infiammatoria cronica attraverso l’aumento della produzione di citochine, con conseguente aumento del rischio di sviluppare patologie croniche.

Inoltre, uno stato infiammatorio persistente rende l’organismo più suscettibile alle infezioni e può alterare anche la risposta alle vaccinazioni.

Soluzione: dormire sufficientemente e dotarsi di tutto ciò che serve per una migliore qualità del sonno.

Età

Con l’avanzare dell’età il funzionamento del sistema immunitario decresce, per cui il soggetto anziano è più suscettibile alle infezioni e può sviluppare con maggiore probabilità delle forme cliniche più gravi.

Soluzione: l’anziano spesso necessita di integrazione alimentare.

Fumo

Il fumo di sigaretta danneggia gravemente le cellule dell’apparato respiratorio e ne distrugge i meccanismi di protezione nei confronti delle infezioni.

Un recente studio di ricercatori cinesi mostra che l’effetto del fumo sulle difese immunitarie è duplice.

Da una parte, infatti, fumare indebolisce il sistema immunitario e aumenta il rischio di infezioni anche a causa dell’attivazione infiammatoria persistente, dall’altra può provocare addirittura una risposta immunitaria eccessiva.
Questo processo sembra dipendere dai diversi effetti che i componenti del fumo esercitano sul singolo individuo in funzione delle sue particolari condizioni cliniche.

Il fumo sembra anche stimolare le difese immunitarie ad attivarsi contro cellule e tessuti propri dell’organismo, generando risposte autoimmunitarie.
I meccanismi molecolari alla base di questa fenomenologia non sono ancora chiari.

Soluzione: ovviamente non fumare, e non stare vicino a chi fuma (il fumo passivo causa gli stessi problemi).

Attività fisica e sedentarietà

Sappiamo che l’attività fisica è salutare, ma per quanto riguarda le difese immunitarie vanno precisati alcuni aspetti.

L’attività fisica corretta corrisponde all’esercizio moderato, perché l’esercizio fisico estenuante attiva l’immunità innata e quindi la risposta infiammatoria tanto quanto la sedentarietà, e diventa così un fattore coinvolto nell’insorgenza di malattie croniche.

L’esercizio fisico estenuante provoca anche una alterata crescita delle cellule T, favorendo un indebolimento delle difese e di conseguenza una maggiore suscettibilità alle infezioni, soprattutto delle vie respiratorie.

La sedentarietà e l’obesità stesse attivano l’immunità innata e quindi uno stato di infiammazione cronica.

Un dato interessante emerso da uno studio recente è che l’inattività acuta, come avviene dopo un infortunio, sembra modulare negativamente il sistema immunitario in modo diretto, soprattutto se è presente una patologia infiammatoria di base come l’asma.

Soluzione: non praticare sport estremi ma esercizio fisico costante e moderato.

Servono gli integratori?

In letteratura mancano dati certi su quali siano i livelli ottimali di micronutrienti tali per cui le difese immunitarie funzionino idealmente al massimo delle loro possibilità.

Generalmente ci si attiene ad un parametro chiamato RDA (Recommended daily allowance – quota giornaliera raccomandata), che rappresenta il valore medio di ciascun micronutriente che deve essere assunto ogni giorno affinché, nella maggior parte dei casi, vengano evitati stati di carenza.

Sicuramente gli studi ci indicano alcune categorie di soggetti che necessitano di una integrazione (donne in gravidanza e anziani).
Gli anziani in particolare presentano un abbassamento della funzione immunitaria sia innata che acquisita.
A queste categorie si aggiungono i fumatori, le persone che abusano di alcol e i soggetti con sindrome da insulino-resistenza come diabetici e obesi.

Sappiamo che gli stati carenziali di vitamine e oligoelementi predispongono alle infezioni o addirittura sono responsabili di patologie legate alla malnutrizione.

Domanda: assumere quantità di micronutrienti superiori alla RDA favorisce ulteriormente il sistema immunitario?
Alcune considerazioni preliminari.

Teoricamente una dieta varia ed equilibrata come quella mediterranea consente all’organismo di assumere tutti i micronutrienti necessari per evitare stati carenziali e patologie correlate (cosa che non accade in molte parti del mondo, anche industrializzato).

Gli integratori di solito vengono acquistati liberamente dalla popolazione senza consultare il medico o il nutrizionista, e senza fare un dosaggio preliminare della concentrazione di micronutriente nel sangue.

Attorno alla vendita di integratori ruota un businness globale, e anche per questo è bene documentarsi adeguatamente su ciò che si intende assumere.

come aumentare le difese immunitarie

Studi recenti sulla popolazione adulta americana non mostrano evidenza di miglioramento dello stato di salute con l’assunzione di integratori a base di vitamine e sali minerali; il parametro “miglioramento della salute” è stato valutato, però, in termini di mortalità globale, malattie cardiovascolari, tumori e malattie neurodegenerative.

Sono descritti casi di tossicità legati ad assunzione eccessiva di sali minerali come il ferro o di vitamine liposolubili come vitamina A e vitamina E.
In particolare, l’assunzione in dosi tossiche di vitamina E nei fumatori è correlata ad un aumento del rischio di neoplasie polmonari.
Anche l’eccessiva assunzione di rame ha mostrato degli effetti avversi, paradossalmente addirittura di peggioramento della risposta immunitaria.

Chi e come deve integrare i micronutrienti

Vitamina A

Cosa sappiamo?
Nel bambino, dosaggi superiori alla RDA proteggono da diarrea e morbillo e accelerano la guarigione in caso di polmonite, diarrea legata al morbillo e infezioni respiratorie.

Generalmente con una dieta varia non si sviluppano stati carenziali.

Attenzione alla tossicità da dosi massive soprattutto in gravidanza, in quanto l’eccesso di vitamina A può avere un effetto teratogeno sul feto (cioè può causare malformazioni).

Bisogna integrare?
Allo stato attuale non c’è evidenza che sia necessaria una integrazione nell’adulto per potenziare le difese immunitarie.

Vitamina C

Cosa sappiamo?
La carenza provoca suscettibilità alle infezioni soprattutto del tratto respiratorio.
L’aspetto interessante è questo: la carenza può svilupparsi non solo per insufficiente apporto con la dieta ma anche per eccessiva esposizione ad inquinanti atmosferici che aumentino lo stress ossidativo a livello respiratorio, in quanto aumenta il consumo di vitamina C che agisce da “tampone” antiossidante.

I fumatori attivi e passivi, che sono esposti a stress ossidativo continuo, hanno livelli di vitamina C più bassi del normale e dovrebbero secondo alcuni studi assumerne una supplementazione giornaliera.
Anche i diabetici, gli obesi, gli anziani e i pazienti istituzionalizzati hanno livelli di vitamina C tendenzialmente più bassi e anche per loro andrebbe considerata una integrazione alimentare.

La supplementazione di vitamina C in soggetti che praticano esercizio fisico intenso si è mostrata in grado di ridurre l’incidenza del comune raffreddore, con un quantitativo giornaliero totale di 200 mg comprensivi di assunzione dietetica e supplementazione.

Un recentissimo studio, inoltre, conferma anche che la supplementazione di vitamina C riduce i valori pressori nei soggetti con ipertensione essenziale, con dosaggio totale superiore ai 200 mg al giorno.

come aumentare le difese immunitarie

Bisogna integrare?
In generale la supplementazione di vitamina C in adulti e bambini sembra ridurre l’incidenza di infezioni respiratorie.
La dose di vitamina C dovrebbe garantire concentrazioni plasmatiche di almeno 100-200 mg al giorno tra assunzione dietetica e integrazione; ricordiamo che la RDA è di circa 80 mg al giorno.

Quando l’infezione respiratoria è già manifesta, sia nelle alte vie respiratorie come in caso di raffreddore o tracheite sia in caso di polmonite, il consumo di vitamina C è nettamente maggiore a causa dello stress ossidativo, e la supplementazione è efficace nel ridurre i tempi di guarigione.

Il dosaggio in questo caso dovrebbe essere più elevato per far fronte alle aumentate richieste metaboliche e assestarsi a 0,5-1,5 grammi totali al giorno.

Vitamina D

Cosa sappiamo?
La vitamina D può essere deficitaria nella sua forma attiva a causa della scarsa esposizione al sole.
La sua RDA è di circa 600 UI al giorno ma cresce nella popolazione anziana, dove raggiunge un range di 600-800 UI.

La vitamina D è molto importante per le difese immunitarie in gravidanza perché protegge il neonato dalle infezioni respiratorie.

La maggior parte degli studi mostra una correlazione tra valori plasmatici deficitari di vitamina D e peggioramento di problemi respiratori, soprattutto nei soggetti asmatici con valori tendenzialmente carenti.
Secondo alcuni può essere razionale supplementare la vitamina D per prevenire infezioni virali, sulla base di studi in vitro dove è stato dimostrato questo effetto.
In vivo le evidenze in questo senso ancora controverse; il dosaggio raccomandato per la supplementazione varierebbe da 300 a 2600 UI al giorno.

Altri studi suggeriscono di effettuare un dosaggio preliminare della vitamina D nel sangue prima di iniziare l’integrazione; sembrano preferibili dosaggi giornalieri costanti piuttosto che dosaggi intermittenti più elevati, come si usa fare nei cicli di integrazione.

Bisogna integrare?
In generale possiamo dire che c’è evidenza di riduzione del rischio di infezioni respiratorie in adulti e bambini dopo supplementazione con vitamina D.
In caso di infezioni respiratorie manifeste come influenza la supplementazione accelera la guarigione; non ci sono dati certi sul dosaggio.

Vitamina E

Cosa sappiamo?
La supplementazione di vitamina E oltre i livelli raccomandati sembra migliorare la risposta immunitaria negli anziani, in particolare in termini di risposta alla vaccinazione.

Secondo uno studio recente questo effetto sembra dipendere dai livelli pre-supplementazione delle citochine nel sangue; sembra esserci quindi molta variabilità individuale nella risposta alla supplementazione.

Ci sono diversi studi su modelli animali che supportano una azione protettiva della supplementazione con vitamina E nei confronti delle infezioni respiratorie, e questi dati sono stati in parte validati anche in alcuni trial sulla popolazione anziana.

Un altro studio ha documentato una protezione dalle infezioni respiratore correlata ad una integrazione di 200 UI al giorno di α-tocoferolo preso per un anno; i dati però vanno confermati da studi più ampi.

Va ricordato che i soggetti fumatori esposti ad elevati dosaggi di vitamina E mostrano un ulteriore aumento del rischio di neoplasie polmonari.

Bisogna integrare?
Nell’anziano va considerata l’integrazione; non vi sono dosaggi raccomandati.

Vitamina B6, B12, folati, oligoelementi

Cosa sappiamo?
Nei bambini, la supplementazione di zinco e ferro è risultata in grado di prevenire l’incidenza di alcune infezioni come l’otite e le infezioni del tratto respiratorio.

La supplementazione di zinco accelera la guarigione del comune raffreddore.

Bisogna integrare?
Le vitamine B6 B12 e i folati, e gli elementi essenziali come ferro, rame, selenio, zinco e magnesio vanno integrati in caso di deficit nutrizionale.

Conclusioni

Secondo le ultime evidenze, la supplementazione con multivitaminico a dosi superiori alle RDA può migliorare la resistenza alle infezioni, in particolare nelle categorie a rischio come fumatori, anziani, soggetti che abusano di alcol, diabetici, obesi e con insulino-resistenza in generale.

Bisogna fare attenzione alle dosi eccessive soprattutto nelle donne in gravidanza (vitamina A) e nei fumatori (vitamina E).

In presenza di infezione respiratoria manifesta vi sono benefici in termini di miglioramento dei sintomi e guarigione più rapida con la supplementazione oltre le RDA di alcuni micronutrienti.

Consigli su come aumentare le difese immunitarie
Fondamentale concentrarsi su un’alimentazione varia che comprenda tutti gli alimenti fonte di micronutrienti.

Una buona abitudine può essere quella di alternare l’assunzione di carne e pesce, uova e latticini, e abituarsi a inserire nella dieta semi biologici (chia, girasole, lino, canapa, zucca).

Limitare al minimo se non eliminare del tutto il cibo spazzatura (dolciumi, merende confezionate).

Nell’adulto sano e sportivo possiamo considerare l’integrazione con vitamina C ed eventualmente vitamina D, in quest’ultimo caso evitando dosi eccessive e considerando sempre l’apporto dietetico.

Quando possibile, sarebbe bene dosare preventivamente la concentrazione del micronutriente nel sangue.

Fonti

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https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5352117/pdf/oncotarget-08-268.pdf

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https://spiral.imperial.ac.uk/handle/10044/1/41529

https://www.epicentro.iss.it

gamba gonfia

Come e quando usare la calza elastica come rimedio per la gamba gonfia

Nel 99% dei casi il rimedio per la gamba gonfia NON è la calza elastica; vediamo come e quando usarla correttamente

La comparsa di una gamba gonfia, o edema alla gamba, rappresenta un problema frequente nella popolazione spesso in assenza di altri sintomi; in alcuni casi, tuttavia, può trattarsi del segno di una patologia grave che per questo va riconosciuta e trattata correttamente.

In presenza di questo problema molti medici si limitano a prescrivere alcuni integratori assieme all’utilizzo di una calza elastica, magari senza specificarne la tipologia.
Applicare una calza elastica in una gamba gonfia, tuttavia, non solo non è efficace ma può provocare anche dei danni per un effetto di strangolamento sui tessuti.

Qual è allora la soluzione corretta? Come si riabilita una gamba gonfia?
Di seguito vedremo in cosa consiste l’edema alla gamba, quali sono le cause e i meccanismi attraverso i quali si sviluppa e quali sono i trattamenti adeguati. Seguimi nella lettura!

Le cause della gamba gonfia

Il gonfiore delle gambe si riscontra spesso nel sesso femminile a causa di fattori ormonali legati a gravidanza, menopausa o assunzione della pillola anticoncezionale, ma può colpire anche i maschi ed essere legato a traumi o infiammazioni.

L’edema alla gamba vero e proprio, invece, può essere la manifestazione di una patologia la trombosi venosa profonda, l’insufficienza venosa o l’insufficienza linfatica.
Queste patologie, se non trattate, si cronicizzano fino a causare danni anche irreversibili, oppure portano a complicazioni come ulcere e linfedema.

La comparsa di una gamba gonfia è causata da un accumulo acuto o cronico di liquidi nello spazio situato fuori dalle cellule sottocutanee, chiamato matrice extracellulare, e i meccanismi attraverso i quali si sviluppa sono fondamentalmente tre; vediamoli uno per uno.

Il primo è rappresentato da un danneggiamento delle cellule dei capillari del microcircolo, cioè quella struttura costituita dai piccoli vasi che portano sostanze nutrienti e ossigeno ai tessuti. Questo danneggiamento altera la permeabilità dei capillari facendone perdere la funzione di filtro, e provocando di conseguenza il passaggio di liquidi nei tessuti.
Alcune situazioni di questo tipo sono rappresentate da ustioni o traumi, o ancora da ciò che succede ai pazienti che vengono sottoposti a bypass della gamba per cattiva circolazione.

Il secondo meccanismo è legato ad un aumento della pressione del sangue all’interno dei capillari, come accade nella insufficienza venosa o nello scompenso del cuore.
Il sangue, a causa dell’ostacolo al flusso, tende a ristagnare nelle gambe esercitando quindi una maggiore pressione sulle pareti dei capillari e causando la fuoriuscita di liquidi nei tessuti.

Il terzo meccanismo dipende dalla perdita patologica di proteine attraverso i reni, che causa un edema diffuso per un meccanismo “oncotico” (il sangue perde ciooè la capacità di trattenere liquidi nei vasi).

Le conseguenze della gamba gonfia

Quando una gamba si gonfia progressivamente per il ristagno di liquidi si verifica uno squilibrio nelle strutture che stanno fuori dalle cellule e che compongono la cosiddetta matrice extracellulare; si tratta di un vero e proprio organo che compone i nostri tessuti sottocutanei, fatto di acqua e molecole strutturali che ne mantengono le proprietà fisiche e che interagiscono con le cellule modulandone la funzione.
Le cause di edema alla gamba, come abbiamo visto, sono diverse, ma tutte portano ad una situazione di sofferenza della matrice extracellulare.

Con il tempo e senza un adeguato trattamento la matrice si ammala a causa di un circolo vizioso in cui la linfa, che è fatta di acqua e cellule, ristagna eccessivamente anziché essere drenata dai vasi linfatici, causando in questo modo infiammazione e acidificazione.
Il sistema dei vasi linfatici, a sua volta, si affatica sempre di più a causa del super lavoro che gli viene richiesto, le sostanze tossiche ristagnano ulteriormente e il gonfiore peggiora diventando sempre più duro, perché l’accumulo di acqua stimola anche la fibrosi in maniera patologica.
Con il tempo la situazione può peggiorare ancora perché possono comparire infezioni dei tessuti sottocutanei e lesioni cutanee; questa situazione è difficilmente reversibile.

Tutte le forme di edema cronico, se non trattate, portano quindi con il tempo ad un sovraccarico del sistema linfatico e, se ci sono altri fattori concomitanti, ad un linfedema.
Nel linfedema la gamba presenta un gonfiore duro e ingravescente perché il sistema linfatico, questa complessa rete di vasi che raccoglie acqua e cellule dai tessuti, non riesce più a svolgere il suo compito proprio perché sovraccaricato per tanto tempo e costretto ad un super lavoro che ne ha abbassato progressivamente la capacità di funzionamento massimale, non riuscendo più a fronteggiare situazioni anche transitorie che provochino l’aumento di liquidi nella gamba.

In queste situazioni un trattamento tempestivo è fondamentale!

Qual è il trattamento corretto?

Molto spesso accade che i pazienti con una gamba gonfia non sappiano a chi rivolgersi e si trovino a vagare da uno specialista all’altro senza ottenere il miglioramento sperato.
Molti medici, inoltre, non conoscono adeguatamente il problema dell’edema alla gamba e prescrivono terapie non adeguate.
Un esempio sono i farmaci diuretici, che spesso vedo prescritti nei pazienti con linfedema con lo scopo di sgonfiare gli arti.

Questi farmaci servono per stimolare l’espulsione di liquidi in alcune malattie cardiache e renali ma non vanno bene nel linfedema in quanto provocano una ulteriore disidratazione in una matrice extracellulare già privata di acqua.
Infatti, al contrario di quanto può sembrare, in questa malattia i tessuti sono gonfi ma sono anche disidratati, perché “intasati” da detriti cellulari, globuli bianchi e batteri che la matrice extracellulare non riesce più a smaltire a causa dell’insufficiente funzione del sistema linfatico.
Per questo motivo è importante che i pazienti affetti si idratino adeguatamente, e seguano naturalmente le altre indicazioni terapeutiche.

Un altro problema è rappresentato dalla errata terapia compressiva.
La cosa più dannosa che si può fare su una gamba gonfia, infatti, è applicare subito una calza elastica senza una precedente terapia decongestiva; vediamo il perché.

Le vene profonde della gamba si trovano avvolte dai muscoli del polpaccio che rappresentano il motore che spreme il sangue verso il cuore contro la forza di gravità.
Quando siamo fermi in piedi la colonna di sangue all’interno delle vene esercita una pressione alla caviglia causata dalla forza di gravità stessa, e il sangue non riesce a essere drenato efficacemente. Quando camminiamo, invece, si innesca una pompa muscolare che, assieme all’alternanza di chiusura e apertura delle valvole venose, permette alla colonna di sangue di “frazionarsi” e di essere drenata.

La calza elastica è un dispositivo terapeutico che esercita una compressione esterna che supporta la funzione dei sistemi venoso e linfatico.
In questo modo, la calza aiuta i vasi malati a drenare i liquidi, migliora il funzionamento delle valvole venose e, nei casi di trombosi, favorisce il recupero della vena interessata.

La calza può essere fatta di diversi materiali e può avere una “forza” compressiva variabile a seconda della necessità e del caso specifico; inoltre le forme sono svariate, in quanto esistono gambaletti che arrivano al ginocchio, autoreggenti fino a metà coscia o collant fino alla vita.
Tutte le calze hanno in comune la caratteristica di esercitare una pressione a riposo e una pressione mentre camminiamo, che si chiama pressione di lavoro. Nel caso delle calze elastiche sappiamo che la differenza tra queste due pressioni è di scarsa entità.

Se la gamba è gonfia, l’applicazione di una calza elastica determinerebbe una pressione a riposo insopportabile per il paziente, e non riuscirebbe a far riassorbire i liquidi in quanto la differenza pressoria tra la situazione di riposo e quella di lavoro è poca.
Inoltre, la sua applicazione potrebbe causare un effetto di strangolamento sui tessuti gonfi con “effetto laccio”, in particolare a livello del piede o alla caviglia dove possono svilupparsi lesioni gravi.

La soluzione per sgonfiare la gamba consiste nell’utilizzo di bendaggi anelastici che abbiano una pressione a riposo nulla o quasi e una pressione di lavoro elevata.
Si tratta del bendaggio flebo/linfologico multistrato con funzione anelastica, che viene effettuato con tecniche particolari e mantenuto giorno e notte per essere rinnovato di solito dopo alcuni giorni, fino a decongestione completa.

In questo caso, essendo la differenza tra le due pressioni elevata, faremo in modo che durante la deambulazione la pompa dei muscoli del polpaccio aumenti la pressione del compartimento e, grazie alla presenza del tutore anelastico che è poco o nulla estensibile, permetta alla gamba di sgonfiarsi progressivamente.

I bendaggi anelastici sono creati in diversi modi e sono fatti di materiali differenti, come ad esempio bende anelastiche o bende allo zinco, e vanno effettuati da un medico competente.
Inoltre, possono essere associati ad una terapia farmacologica che agisce detossificando la matrice extracellulare e favorendo il riassorbimento dei liquidi in eccesso.

Camminare è fondamentale in questa fase della terapia, perché sono proprio i muscoli del polpaccio il motore da sfruttare per svuotare la gamba dai liquidi in eccesso, con la contenzione della benda.
In un secondo momento, quando la gamba sarà ridotta di volume, sarà possibile scegliere un tutore elastico su misura, di materiale diverso a seconda delle esigenze del paziente.

Ricordiamo che per trattare correttamente una gamba gonfia è importante una diagnosi precoce e corretta, finalizzata ad avviare un percorso terapeutico specifico che si potrà ottenere solo rivolgendosi ad un medico specializzato.