La ritenzione idrica può essere contrastata con una corretta integrazione

Ritenzione idrica nelle gambe: quali rimedi?

La presenza di ritenzione idrica nelle gambe viene lamentata da molte donne, soprattutto nel periodo primaverile ed estivo, è fonte di disagio ed è difficile da contrastare.
Si tratta sostanzialmente della percezione o sensazione di gonfiore localizzata alle caviglie, ai piedi, alle gambe o a volte alle cosce; naturalmente il gonfiore è frequentemente anche oggettivo.

Questo problema può accompagnarsi a dolori crampiformi o senso di pesantezza alle gambe, oppure a bruciore e indolenzimento.
Le cause di questa condizione sono difficilmente riconducibili ad un unico fattore, in quanto si tratta per lo più di forme miste dovute a predisposizione genetica e azione degli ormoni estrogeni.

Cause della ritenzione idrica

Con il termine ritenzione idrica si intende una generica tendenza a trattenere liquidi all’interno dell’organismo.
La ritenzione idrica propriamente detta dovrebbe accompagnarsi ad un aumento del peso corporeo o del volume degli arti, oppure presentarsi sotto forma di edema alla gamba, quando la pressione delle dita lascia un’impronta (il cosiddetto segno della “fovea”).

Il problema a cui ci riferiamo nello specifico, invece, a che fare con ristagno di acqua e linfa nella rete di tessuto connettivo che si trova nel contesto del grasso sottocutaneo degli arti inferiori.

La ritenzione idrica spesso si accompagna a dolore e pesantezza alle gambe

Perché succede questo?
Acqua e molecole filtrano regolarmente dai capillari sanguigni ai tessuti dove portano ossigeno e nutrimento, per poi essere raccolte dai capillari linfatici.
In alcune condizioni come la cellulite, oppure negli stadi iniziali del lipedema, c’è invece una tendenza intrinseca dei capillari ad essere più permeabili del normale, il che risulta in un accumulo di liquidi nei setti di connettivo che accolgono gli stessi capillari.
Questo processo a sua volta causa la ritenzione idrica.

Inoltre, quando la temperatura esterna aumenta, e le vene diminuiscono la loro attività per disperdere calore, questo meccanismo vizioso può essere indirettamente favorito.
Il ristagno di sangue dovuto ad ipotonia venosa e reflusso è alla base dell’edema che si forma nell’insufficienza venosa, ed è noto che la cellulite e la stessa insufficienza venosa vanno frequentemente di pari passo, sotto l’azione degli ormoni femminili.

Quali sostanze possono contrastare la ritenzione idrica?

Per combattere la ritenzione idrica nelle gambe servono delle sostanze che regolino la permeabilità dei capillari, possibilmente migliorino il tono venoso, cioè l’attività propulsiva delle vene, e “aggiustino” il funzionamento dei capillari linfatici.
Queste sostanze dovrebbero anche contrastare l’infiammazione e il danno ossidativo, perché quando i capillari filtrano di più attivano anche la risposta infiammatoria, tanto è vero che insufficienza venosa e cellulite si associano nel lungo termine ad infiammazione nella matrice extracellulare e fibrosi.

Premesso che è fondamentale idratarsi abbondantemente, non esiste un rimedio che cambi la situazione in modo fulmineo, anche perché la problematica è subdola e i meccanismi che la regolano rappresentano un bersaglio eterogeneo, difficile da colpire.
Abbiamo però a disposizione delle molecole, per lo più naturali, che hanno una azione flebotonica, cioè supportano la microcircolazione ed il funzionamento il sistema veno-linfatico, aiutandoci a contrastare il problema.

Conoscerle fornisce degli strumenti in più che si possono sfruttare.

Ruscus

Il Ruscus Aculeatus è una pianta cespugliosa sempreverde che produce delle grosse bacche rosse e forma delle foglie pungenti, per questo si chiama anche “pungitopo”.
L’estratto delle sue radici contiene delle sostanze chiamate saponine; esse hanno una nota funzione di supporto del sistema venoso, sono antiossidanti, cioè proteggono le cellule dai danni chimici, e hanno una azione diuretica.

La ritenzione idrica può essere contrastata con il Ruscus

Il meccanismo di azione dell’estratto di Ruscus sulla ritenzione idrica è legato all’azione dell’adrenalina e della noradrenalina sulle pareti delle vene.
Queste molecole stimolano le cellule muscolari dei vasi a contrarsi per far progredire il sangue, ed il Ruscus ne potenzia l’azione a livello recoettoriale, favorendo anche il rilascio in quantità maggiore della sostanza.
In questo modo, l’aumento del flusso capillare andrà di pari passo con una minore permeabilità, e quindi contrasterà la ritenzione idrica.

Negli studi sugli animali, il Ruscus ha mostrato un effetto dose-dipendente di aumento della contrazione delle vene e dei vasi linfatici, aumento della resistenza dei capillari e diminuzione della loro permeabilità, oltre che di contrasto all’azione infiammatoria dei globuli bianchi.
Nell’uomo, vari studi hanno analizzato questa sostanza in persone con insufficienza venosa, sia in forme lievi con presenza di soli capillari, sia in forme gravi con gonfiori importanti, ulcere ed esiti di trombosi.

Il Ruscus mostra un’alta efficacia sia nella riduzione dei sintomi come pesantezza, dolore, crampi, fatica e formicolio, sia nel contrasto alla ritenzione idrica, misurata quantitativamente come diminuzione della circonferenza alla caviglia e diminuzione del volume dell’arto.
Un fatto interessante è che nella popolazione studiata c’erano soggetti con capillari visibili sulle gambe e sintomi come pesantezza e gonfiore, cioè persone, per lo più di sesso femminile, molto rappresentative del problema di cui parliamo.

Negli studi analizzati, il Ruscus è stato somministrato per tre mesi in associazione con Esperidina, una sostanza flavonoide naturale, e in alcuni casi con Vitamina C.
L’associazione di 150 mg di Ruscus + 1 g di Vitamina C al giorno è un valido rimedio per contrastare la ritenzione idrica.

Escina

L’escina è un’altra sostanza appartenente alla categoria delle saponine; la troviamo nell’estratto dei semi di ippocastano.
Questa molecola contrasta l’infiammazione e riduce la permeabilità dei capillari, agendo quindi in opposizione ai meccanismi che determinano la ritenzione idrica. Inoltre, ha una azione protettiva proprio sulle cellule dei capillari sanguigni.

La ritenzione idrica può essere contrastata con l'escina

L’escina aumenta direttamente anche il tono venoso. Uno studio effettuato su vene safene prelevate chirurgicamente, tuttavia, ha mostrato che funziona poco o nulla se il vaso è molto tortuoso, quindi si può ipotizzare una sua maggiore efficacia negli stadi inziali dell’insufficienza venosa, quando ancora non si sono sviluppate vene varicose.

Per quanto riguarda la letteratura scientifica disponibile, la gran parte degli studi è stata effettuata in soggetti con insufficienza venosa.
L’escina si è mostrata efficace miglioramento di sintomi come il senso di gonfiore, mentre nella sindrome post trombotica non vi è ancora evidenza di una sua azione positiva in termini di prevenzione e trattamento.
La dose somministrata è stata di 40 mg per bocca per 21-25 giorni. Il dosaggio generalmente consigliato, tuttavia, è di 100 mg al giorno; va prestata attenzione se si soffre di patologie al fegato o di insufficienza renale.

Infine, anche sotto forma di gel l’escina si è mostrata efficace, questa volta nel migliorare gli edemi post traumatici (distorsioni, contusioni) ma anche il gonfiore legato all’insufficienza venosa.
Il dosaggio testato è stato di due applicazioni al giorno per tre settimane.

Rutina

La rutina è una sostanza appartenente alla categoria dei flavonoli, la troviamo nella pianta denominata Ruta Glaveolens ma soprattutto in alcuni alimenti come il grano saraceno, il , la passiflora e la mela.

Il primo aspetto interessante della rutina è legato ad un suo componente, la quercetina, che peraltro è presente nelle foglie di ibisco o karkadè, oltre che nello stesso ippocastano, nella calendula, nel biancospino, nella camomilla e nel Gingko Biloba.

La ritenzione idrica può essere contrastata con la quercetina
Tra gli alimenti, quelli particolarmente ricchi di quercetina sono il cappero, il levistico, l’uva rossa e il vino rosso, la cipolla rossa, il tè verde, il mirtillo, la mela, la propoli e il sedano.

Questa molecola determina una vasodilatazione a livello renale, che a sua volta aumenta la filtrazione di liquidi in questo organo favorendo una azione diuretica.
La quercetina, quindi, è un ottimo integratore per contrastare la ritenzione idrica, e si mostra efficace anche nel ridurre il senso di affaticamento che spesso si percepisce nel periodo primaverile ed estivo.
Il dosaggio non dovrebbe essere superiore a 300 mg al giorno.

Tornando alla rutina, ricordo che ha una potente azione antinfiammatoria e anti-proliferativa, e per questo è stata ampiamente studiata nei tumori e nelle malattie neuro-degenerative.

Centella asiatica

La Centella Asiatica è una pianta tipicamente presente in India e in altri paesi dell’Asia, la si trova ad altitudini montane e per secoli è stata usata come erba medicinale, per migliorare la memoria e il tono dell’umore.
Inoltre, è antiossidante e contribuisce a migliorare il controllo della pressione arteriosa.

La ritenzione idrica può essere contrastata con la centella asiatica

Le sostanze attive contenute nella Centella Asiatica sono anche in questo caso appartenenti alla categoria delle saponine.
Esse agiscono specificamente sul tessuto connettivo che costituisce le pareti delle vene, regolando la produzione delle molecole strutturali che lo compongono.
In particolare, l’azione si focalizza sulla sintesi di collagene, una delle sostanze cardine del tessuto connettivo stesso e che, tra l’altro, serve per la cicatrizzazione delle lesioni cutanee.
Studi su modelli animali, infatti, hanno mostrato che la Centella Asiatica velocizza la guarigione delle ferite.

In termini di ritenzione idrica, studi “in vivo” hanno mostrato un’azione protettiva della Centella Asiatica sui vasi capillari, una regolazione della loro permeabilità e un effetto antiossidante.
Nell’uomo si è osservata una riduzione della circonferenza alla caviglia, del gonfiore e del tasso di filtrazione capillare in soggetti che hanno assunto gli estratti di Centella Asiatica per 4-8 settimane. Il miglioramento è stato ottenuto anche nei sintomi soggettivi come gonfiore e pesantezza.

In queste ricerche, però, i parametri usati per definire la ritenzione idrica sono stati eterogenei, in alcuni casi quantitativi, in altri qualitativi. Oltretutto, si analizzavano soggetti con vari livelli di gravità di insufficienza venosa insieme a soggetti sani.
Queste distorsioni statistiche hanno portato a definire non ancora comprovato l’effetto della Centella Asiatica, almeno dal punto di vista strettamente scientifico.

Basandoci sull’esperienza clinica, possiamo tuttavia sfruttare le proprietà, comunque esistenti, di questa sostanza, nella dose di 60 mg da una a tre volte al giorno, per 4-6 settimane.
Bisognerebbe evitare di assumere contestualmente farmaci sedativi, perché sommerebbero la loro azione a quella della Centella, già di per sé tranquillante.

Conclusioni e consigli

Il problema della ritenzione idrica è complesso. Essa può essere ricondotta ad insufficienza venosa di tipo funzionale o a stasi linfatica, presente in alcuni stadi della cellulite e del lipedema.
Il comune denominatore sembra essere rappresentato dagli ormoni estrogeni, che agiscono sulla redistribuzione del grasso corporeo e sull’attività propulsiva delle vene e dei vasi linfatici.

Ci sono diverse sostanze che contrastano la ritenzione idrica, molte delle quali con una azione notoriamente efficace nella pratica clinica.
Secondo la letteratura più recente, mancano delle evidenze soprattutto per quanto riguarda la Centella Asiatica, a causa di fattori statistici che rendono necessarie delle ricerche più ampie e con parametri più rigidi.
Per il resto, una corretta integrazione può giocare il suo ruolo nel combattere questo problema.

Va ricordato che è importante limitare il consumo di sale e bere molto, per idratare adeguatamente la matrice extracellulare. In caso di ritenzione idrica questo tessuto è, in apparenza paradossalmente, disidratato, perchè il ristagno di liquidi si accompagna anche ad accumulo di molecole e cellule nello spazio extracellulare, rendendo questo fluido linfatico più denso del normale.

Fonti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6776292/pdf/dddt-13-3425.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5355559/pdf/main.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3116297/?report=printable

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3594936/pdf/ECAM2013-627182.pdf

https://www.minervamedica.it/it/riviste/international-angiology/articolo.php?cod=R34Y2017N02A0093

http://www.sicve.it/wp-content/uploads/2016/10/Flebologia-LG-SICVE-SIF.pdf

gambe pesanti e doloranti

Rimedi per le gambe pesanti e doloranti

La presenza di gambe pesanti e doloranti è tipica del periodo primaverile/estivo e spesso si accompagna a crampi e sensazione di gonfiore. Il problema interessa soprattutto le donne, in particolare se svolgono un lavoro sedentario o se passano molte ore ferme in piedi, anche a causa del fattore ormonale legato all’azione degli estrogeni.

Questi spiacevoli disturbi possono comparire durante la giornata ma soprattutto alla sera, o in alcuni casi vengono avvertiti costantemente. Oltre alla sensazione di gambe pesanti e doloranti, si avvertono crampi, stanchezza e senso di gonfiore, che destano a volte preoccupazione in quanto fanno pensare a una trombosi o comunque a possibili eventi gravi.

Perché le gambe sono pesanti e doloranti?

La sensazione di gambe pesanti e doloranti è un sintomo tipico dell’insufficienza venosa, una patologia causata dalla progressiva perdita di funzione drenante delle vene delle gambe, che tendono a dilatarsi progressivamente alimentando il reflusso del sangue, anche a causa della perdita di continenza delle valvole venose.

Quando le vene si sfiancano, il sangue tende a ristagnare nei punti più declivi della gamba.
Questo provoca da un lato l’esordio di sintomi come dolore, pesantezza alle gambe, crampi o anche prurito, dall’altro un aumento della permeabilità dei vasi capillari e l’attivazione delle cellule del sangue, con il risultato che i liquidi fuoriescono nei tessuti generando gonfiore e infiammazione.

Anche le persone sane o con forme di insufficienza venosa solo funzionale possono avvertire gambe pesanti e doloranti in questo periodo, perché l’aumento della temperatura esterna causa una dilatazione delle vene che serve a smaltire il calore, ma che dall’altra parte è responsabile dei disturbi.
Le donne risentono maggiormente di questi problemi perché gli ormoni estrogeni diminuiscono a loro volta il tono venoso, per cui la comparsa di disturbi è frequente nelle diverse fasi del ciclo mestruale o in caso di assunzione di alcune tipologie di terapia ormonale o contraccettiva.

Quali sono i rimedi per le gambe pesanti e doloranti?

Le sostanze venoattive o flebotoniche sono un gruppo eterogeneo di molecole che hanno una azione importantissima sul sistema venoso e sul microcircolo.
Queste sostanze hanno un’origine per lo più vegetale, infatti sono state largamente usate in passato come erbe medicinali e oggi vengono estratte dalle piante o in parte sintetizzate, quindi è possibile trovarle in alcuni alimenti ma più spesso si assumono sotto forma di integratori.

Le sostanze venoattive, tralasciando la loro classificazione che potrebbe risultare noiosa, hanno numerosi effetti positivi in comune.
Per prima cosa aumentano il tono venoso, cioè agiscono sulla parete delle vene migliorandone la contrazione e favorendo quindi il drenaggio di sangue.
Hanno anche una potente azione antiossidante, cioè proteggono le cellule delle vene e dei capillari dallo stress indotto dal ristagno di sangue e dallo stravaso di liquidi, e per questo sono state studiate anche nelle neoplasie.
Agiscono contrastando l’infiammazione, che si attiva a causa del ristagno di sangue proprio per l’attivazione di cellule come i leucociti e i monociti/macrofagi, che con il tempo si rendono responsabili dei danni nei tessuti extra-vasali.
Inoltre, riducono la permeabilità dei capillari e quindi contrastano il gonfiore e l’edema che possono svilupparsi a causa della stasi di sangue, e regolano la densità del sangue stesso evitando l’aggregazione tra le sue cellule il che favorirebbe l’attivazione infiammatoria e della coagulazione.

Cosa sono i flavonoidi?

gambe pesanti e doloranti

L’elenco delle sostanze venoattive è molto lungo, ma in questa sede ci soffermeremo sui flavonoidi ed in particolare sulla frazione flavonoide.

I flavonoidi sono dei metaboliti delle piante che appartengono alla famiglia dei polifenoli; generalmente costituiscono i pigmenti delle piante stesse e si trovano soprattutto nei loro frutti e nelle foglie, ma a volte anche nelle radici come nel caso del Ruscus.
Tra i flavonoidi ricordiamo due categorie di sostanze molto attive sulle vene e sui capillari, ma che condividono anche le proprietà antiossidanti che abbiamo visto nelle sostanze venoattive: gli antociani e le proantocianidine.

Gli antociani sono responsabili dei colori rosso, blu e violetto dei frutti e delle bacche che li contengono, come ad esempio il ribes, la ciliegia, il cavolo rosso, l’uva rossa, la fragola, il sambuco e le bacche in generale L’alimento che contiene più antociani in assoluto è l’aronia, una pianta dalle bacche molto aspre.
Anche le proantocianidine si trovano all’interno di frutti rossi come mirtilli e uva rossa, ma anche nel tè verde e nel cacao.

Una sostanza molto importante appartenente alla categoria dei flavonoidi e largamente utilizzata è la frazione flavonoide (detta anche frazione flavonoide purificata micronizzata o più semplicemente FFPM), un composto semisintetico costituito per il 90% da diosmina e per il 10% da flavonoidi.
La diosmina non è altro che una molecola semisintetica con una potente azione di supporto del sistema venoso, e deriva da un flavonoide naturale, l’esperidina.

Come funziona la frazione flavonoide?

La frazione flavonoide aumenta il tono venoso agendo sui segnali nervosi che regolano la contrazione delle cellule muscolari, situate nella parete delle vene e responsabili della loro capacità propulsiva.
Questo avviene grazie all’aumento che questa sostanza esercita sulla concentrazione di noradrenalina, che è la molecola che stimola la contrazione di queste cellule favorendo così il flusso di sangue.

Gli effetti benefici della frazione flavonoide sono stati indagati da numerosi e vasti studi scientifici, confermati anche da recenti revisioni della letteratura.
Un primo dato interessante è emerso da studi effettuati su una popolazione di soggetti sani con sintomi come pesantezza e dolore alle gambe, associati alla presenza di capillari; come abbiamo già detto si tratta di un problema tipico delle donne, maggiormente soggette a questi disturbi per i fattori ormonali legati al ciclo o alla terapia contraccettiva.

In queste persone, la presenza di capillari visibili era accompagnata anche dal riscontro di reflusso sulla vena grande safena, evidenziato alla fine della giornata lavorativa e tipicamente nel contesto di attività sedentarie o in cui veniva mantenuta la stazione eretta per molte ore.
La presenza di reflusso a fine giornata, pur essendo da considerare un fatto ancora fisiologico, potrebbe evolvere col tempo nello sviluppo di vene varicose superficiali, sovraccaricate dal protrarsi del ristagno di sangue.

La somministrazione di un grammo al giorno di frazione flavonoide per tre mesi ha migliorato nettamente i sintomi, il discomfort e la qualità di vita dei soggetti indagati, e si è anche osservata una scomparsa del reflusso precedentemente osservato.
Questo dato è importante perché mostra che il trattamento con flavonoidi è anche in grado di rallentare l’evoluzione dell’insufficienza venosa, e possono trarne beneficio anche le persone già affette da questa malattia nelle sue diverse fasi.

Naturalmente, l’assunzione di flavonoidi non fa scomparire i capillari, che sono la sede di micro reflussi superficiali e rappresentano uno stadio iniziale dell’insufficienza venosa; in questo caso bisognerà sottoporsi ad un trattamento di scleroterapia per avere il risultato auspicato.

La FFPM ha un altro effetto importante, cioè riduce la permeabilità dei vasi capillari contrastando il gonfiore alle gambe, un’altra conseguenza dell’insufficienza venosa o anche del mantenere per molte ore la posizione eretta.
Infine, la frazione flavonoide accelera anche la guarigione delle ulcere venose, che rappresentano lo stadio più grave dell’insufficienza venosa; questa proprietà è legata all’azione antinfiammatoria della sostanza oltre che di riduzione della permeabilità dei capillari e di miglioramento del flusso sanguigno.

Consigli

In conclusione, raccomando spesso di assumere questa molecola per almeno un mese, ma meglio se per tre mesi, con il dosaggio di un grammo al giorno.
La frazione flavonoide, infatti, si è dimostrata tra le sostanze più efficaci nel ridurre la sensazione di gambe pesanti e doloranti, oltre che migliorare la qualità di vita anche in soggetti sani che soffrono di questa problematica a causa di fattori costituzionali o legati allo stile di vita.
Non ci sono particolari controindicazioni alla sua somministrazione, ma è meglio non assumerlo durante la gravidanza e l’allattamento in quanto non è stata dimostrata la sua sicurezza in queste situazioni.

In caso di gambe pesanti e doloranti, tuttavia, credo sia opportuno effettuare anche una visita specialistica per diagnosticare una eventuale insufficienza venosa e pianificare, in questo caso, il giusto iter terapeutico.

Fonti

https://www.minervamedica.it/it/getfreepdf/DPtk5U3LFEImWyO0DnXZ%252BZlmkqp6b%252FX2OsmDZ%252BaUPELwx9hLcWYXyGSCMjffJ9s%252FCfxuDq%252BoWObQgJspWBo75w%253D%253D/R34Y2017N02A0189.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7004432/pdf/12325_2019_Article_1218.pdf

https://www.minervamedica.it/it/getfreepdf/62rK2LeaZadmZhf8lMJPNc5mCHoOlHcsY5Eip5EDZ8FMo6opInlSIXIpSHbtUaJ60L47poeHhRkpDysYV00cAw%253D%253D/R34Y2018N02A0143.pdf

http://www.sicve.it/wp-content/uploads/2016/10/Flebologia-LG-SICVE-SIF.pdf

gambe gonfie e doloranti

Come risolvere il problema delle gambe gonfie e doloranti a fine giornata

Problema

La sensazione di gambe gonfie e doloranti a fine giornata è molto frequente tra i soggetti che svolgono attività lavorativa, e interessa in genere di più le donne in quanto i sintomi sono aggravati dall’azione degli ormoni estrogeni.
Si tratta di un problema che colpisce le persone che stanno per molte ore ferme in piedi oppure sedute alla scrivania, e spesso il senso di pesantezza alle gambe accompagna i disturbi.

Inoltre, con i primi caldi primaverili questi sintomi peggiorano immancabilmente, e per molte donne inizia l’incubo della ricerca di rimedi efficaci.

Ma perché questi disturbi sono così difficili da controllare?
Direi che una delle risposte è che spesso ciò che potrebbe funzionare non piace o risulta fastidioso da utilizzare; mi riferisco alla calza elastocompressiva, e di seguito vedremo come possiamo sfruttarne alcune tipologie per stare meglio.

Gambe gonfie e doloranti: perché?

Il gonfiore e il senso di pesantezza dipendono dal ristagno di sangue nelle gambe e nelle caviglie, a sua volta dovuto alla posizione eretta o seduta mantenuta per molto tempo.
Questo può accadere anche in persone che hanno delle vene sane, soprattutto in presenza di aumento della temperatura esterna che provoca una ulteriore diminuzione del tono venoso aggravando la situazione.

Perché il sangue ristagna? A livello delle gambe, per poter tornare al cuore e proseguire il suo flusso, il sangue deve fluire contro gravità. Affinché questo accada, deve innescarsi il meccanismo di “pompa” dei muscoli del polpaccio, che spremono le vene facendo scorrere il sangue mentre camminiamo.

Il mantenimento prolungato della posizione eretta o seduta impedisce lo scarico di sangue, che di conseguenza ristagna facendo aumentare la pressione idrostatica all’interno dei vasi capillari. Se per di più fa caldo, le vene spingono di meno perché devono anche provvedere allo smaltimento del calore.
Il risultato è una fuoriuscita temporanea di liquidi nei tessuti che crea il gonfiore a fine giornata; questo accumulo di liquidi è naturalmente transitorio negli individui sani, e regredisce prontamente con il riposo o con l’elevazione delle gambe.
Si tratta del cosiddetto edema occupazionale.

Edema e gonfiore sono la stessa cosa?

L’edema è l’accumulo di liquido nello spazio extracellulare e si manifesta tipicamente con il segno della “fovea”: quando premiamo con un dito la cute della gamba per alcuni secondi rimane un’impronta che regredisce lentamente.
L’edema è causato da diverse malattie che, attraverso alcuni meccanismi, portano all’accumulo di liquidi; tra queste ricordiamo l’insufficienza renale, lo scompenso cardiaco e l’insufficienza venosa e linfatica. Per approfondire i meccanismi alla base dell’edema puoi dare un’occhiata qui.

Ci sono altre situazioni cliniche caratterizzate da edema, come la cellulite e il lipoedema, ma in questo caso la fovea è di solito assente perché siamo in presenza di un edema con caratteristiche diverse, maggiormente “duro” e associato ad alterazioni del tessuto adiposo.

Con il termine “gonfiore” indichiamo, invece, un aumento volumetrico dell’arto, reale o spesso solo percepito, che può essere causato da edema oppure da traumi, punture di insetto, infiammazione e molte altre situazioni, nelle quali peraltro può esserci un edema localizzato.
Generalmente in presenza di gambe gonfie e doloranti a fine giornata non vediamo il segno della fovea, perché l’accumulo di liquidi è talmente transitorio da non renderlo evidente. Come dimostrato da alcuni studi, tuttavia, si verifica un effettivo aumento volumetrico dell’arto.

Come funzionano le calze elastiche

gambe gonfie e doloranti

Le calze elastocompressive sono dei tutori che esercitano sull’arto una pressione esterna, che controbilancia in parte la pressione esercitata dal sangue in stazione eretta. La pressione del sangue, secondo la forza di gravità, è massima nelle parti più declivi della gamba e decresce verso l’alto.

Le calze elastocompressive, grazie al materiale elastico di cui sono composte, aiutano la pompa muscolare a svuotare il sangue ma agiscono anche a riposo, riducendo il diametro delle vene e favorendo in questo modo sia il flusso di sangue che il corretto funzionamento delle valvole.
Grazie a questi effetti, le calze aiutano a prevenire le trombosi e contrastano gli effetti dell’insufficienza venosa.

Quali sono i diversi tipi di calze elastiche? Ce ne sono molti, ma in questo articolo ci focalizzeremo su una prima distinzione tra calze a compressione graduata e calze a compressione progressiva.

Le calze a compressione graduata (GECS in inglese) esercitano una pressione massima alla caviglia e decrescente dal basso verso l’alto, in accordo con il principio secondo cui la pressione del sangue, in posizione eretta, è più alta nelle parti declivi.
Le GECS sono notoriamente difficili da indossare, anche se hanno solitamente dei dispositivi adiuvanti di serie per farle scorrere meglio. Inoltre, spesso sono mal tollerate da chi le indossa, ma è anche vero che molte volte sono prescritte erroneamente.

Un esempio di calza a compressione graduata è rappresentato dalle calze elastiche terapeutiche (CET), tutori certificati come aventi azione terapeutica e largamente usati nelle persone con problemi venosi.

Le calze a compressione progressiva (PECS in inglese), invece, esercitano una pressione massima al polpaccio e minore alla caviglia, con un gradiente pressorio che di conseguenza è invertito.
Il concetto alla base di questi dispositivi è che il polpaccio è la sede di maggior raccolta di sangue nella gamba, ed è anche il motore che lo pompa verso il cuore; pertanto, questi tutori esercitano una azione maggiormente focalizzata sulla pompa muscolare.

Le PECS sono più facili da indossare e generalmente più confortevoli soprattutto per praticare sport, ma il rischio è che, essendo invertito il gradiente pressorio, favoriscano uno svuotamento minore alle caviglie rispetto al resto della gamba.

Calze elastocompressive nell’edema occupazionale

Quale delle due calze è più appropriata per chi soffre di gambe gonfie e doloranti a fine giornata?
La questione è stata indagata da alcuni studi scientifici recenti.

In merito al problema delle gambe gonfie e doloranti a fine giornata, uno studio italo-austriaco del 2013 ha indagato soggetti sani che svolgevano attività lavorativa in stazione eretta prolungata o seduta. Il risultato è stato che, al termine della giornata lavorativa, le PECS si sono mostrate più efficaci delle GECS nel ridurre l’edema inteso come volume totale della gamba.

Le gambe si sono sgonfiate di più, ma in modo omogeneo?
Un trial successivo ha risposto alla domanda, mostrato innanzitutto che entrambe le tipologie di calza riducono in misura simile ed efficace il volume della gamba, sia in soggetti sani che affetti da insufficienza venosa.

Per quanto riguarda il volume della parte distale della gamba/piede, tuttavia, le GECS sono state più efficaci in entrambe le categorie di persone, determinando quindi una riduzione omogenea del gonfiore senza incorrere nel rischio di congestione della caviglia.

Commenti e consigli

In presenza di edema occupazionale in soggetti sani, l’uso di una calza elastica adeguata è fondamentale. Naturalmente siamo poco abituati ad indossarla soprattutto con i primi caldi, perché sappiamo che può essere difficile da indossare e che provoca sudorazione, costrizione e secchezza della pelle.

Ciononostante, la calza elastocompressiva è un ausilio fondamentale per eliminare certi disturbi, e ciascuna delle due categorie ha dei pro e dei contro che possiamo riassumere per orientare la scelta.
Per ora ci riferiremo a soggetti sani senza insufficienza venosa.

Calze a compressione graduata

Rientrano in questa categoria tutte le calze certificate come terapeutiche, che vengono consigliate nelle persone con insufficienza venosa sulla base delle linee guida ma che possono essere impiegate anche nei soggetti sani con sintomi quali dolore e pesantezza.
Ricordo che possono avere diverse intensità di compressione, si parte dalla prima classe fino ad arrivare alla terza o quarta; nei soggetti sani sarà sufficiente una prima classe.

Vantaggi – sono più efficaci in termini di riduzione di dolore e pesantezza alle gambe e funzionano nell’evitare l’edema a fine giornata, e soprattutto riducono il volume dell’arto in maniera omogenea senza rischio di congestione alle caviglie.
Svantaggi – sono più difficili da indossare e possono creare costrizione sul lato dorsale della caviglia.

Le consiglierei come prima scelta in chi ha particolare dolore e pesantezza ed è disposto a tollerare la difficoltà di indossarle.

Calze a compressione progressiva

Vantaggi – altrettanto o addirittura più efficaci nella riduzione dell’edema a fine giornata, sono più facili da indossare e tendenzialmente meno fastidiose da portare; inoltre, massimizzano la funzione di pompa del polpaccio e sono più efficaci nell’aumentare l’eiezione di sangue dalla gamba.
Svantaggi – rischiano di svuotare maggiormente il polpaccio rispetto alla caviglia con conseguente congestione della stessa; inoltre, tenderebbero a scivolare di più verso il basso.

Possono essere impiegate da chi desidera un miglioramento ed è particolarmente esigente in fatto di comfort, ricordando però il problema della possibile disparità nella distribuzione del gonfiore residuo.
Sono consigliate alle persone con particolari cause di insufficienza venosa, nelle quali è utile massimizzare la funzione di pompa muscolare del polpaccio.

Un ultimo dato interessante è stato ottenuto da uno studio inglese nel 2016, che ha documentato come la calza elastica a compressione graduata sia stata più efficace dell’elettrostimolazione nel ridurre il gonfiore a fine giornata, sempre nei soggetti con edema occupazionale.

Fonti

https://journals.sagepub.com/doi/pdf/10.1177/0268355516682885

https://www.ejves.com/action/showPdf?pii=S1078-5884%2813%2900076-2

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4870057/pdf/10-1055-s-0035-1558646.pdf