cellulite

Peptidi bioattivi di collagene e cellulite

La cellulite è una malattia multi-fattoriale che colpisce circa l’85% delle donne sopra i 20 anni. Si tratta di una patologia vera e propria che è caratterizzata da eccesso di tessuto adiposo con aspetto della cute “a buccia d’arancia” o “a materasso”.
I fattori legati all’insorgenza di cellulite sono molteplici, legati sia alla genetica sia alla dieta, alla sedentarietà, all’età e alle gravidanze oltre che all’alimentazione.

Caratteristiche della cellulite

Alla base della cellulite ci sono alterazioni della microcircolazione e del drenaggio linfatico, che determinano modificazioni nella matrice extracellulare e nel metabolismo delle cellule adipose.
Ricordiamo che la matrice extracellulare è costituita dall’insieme delle molecole che stanno fuori dalle cellule nei tessuti sottocutanei, e le cellule adipose, in presenza di cellulite, sono “stressate” dal ristagno di liquidi e crescono in maniera disordinata protrudendo nel derma.

Queste alterazioni del tessuto extracellulare legate alla cellulite sembrano interessare sia il derma, cioè la parte più profonda della cute, sia il tessuto sottocutaneo, che si trova più profondamente rispetto al derma e che ospita il tessuto adiposo.
Inoltre, studi recenti hanno mostrato che, nelle persone affette da cellulite, i setti di tessuto connettivo presenti nel derma sono più sottili e maggiormente perpendicolari alla superficie cutanea.

Ciò sembra in apparente contraddizione con l’edema dei setti interlobulari che si osserva nelle fasi precoci della cellulite nel contesto del tessuto adiposo; si tratta, in realtà, di aspetti coesistenti che rivelano la complessità di questa condizione clinica.
Ricordiamo che in questi setti di tessuto connettivo scorrono i capillari sanguigni e i vasi linfatici che drenano i liquidi.

Nella cellulite, infine, si osservano un derma meno denso, un maggiore spessore della giunzione tra derma e ipoderma e una cute meno elastica, con un aspetto ondulato detto appunto “a materasso” o “a buccia d’arancia”.
Va ricordato che la cellulite è una condizione diversa dall’obesità, ma peggiora all’aumentare del BMI (Body Mass Index), che è una misura del sovrappeso data dal rapporto tra peso e altezza elevata al quadrato.

Peptidi di collagene e cellulite

I peptidi bioattivi di collagene, assunti come supplemento orale, sono noti per stimolare il metabolismo del derma in quanto favoriscono la produzione di collagene ed elastina da parte delle cellule bersaglio, i fibroblasti.
Questo effetto è stato dimostrato in alcuni studi su modelli animali.

Altri studi su soggetti sani di sesso femminile hanno mostrato un beneficio sulla cute dopo assunzione di peptidi di collagene, con miglioramento dell’elasticità e della tonicità visibile dall’esterno.

I peptidi bioattivi di collagene vengono assunti per bocca e possono essere assorbiti anche senza essere scissi in aminoacidi nel tratto digerente, arrivando quindi in forma attiva nella cute.

Lo studio in esame è stato pubblicato nel 2015 nel Journal of Medicinal Food.
Esso ha indagato l’effetto di una supplementazione orale di 2,5 grammi al giorno di peptidi bioattivi di collagene in donne di età compresa tra 25 e 50 anni circa affette da cellulite moderata, sia in sovrappeso che normopeso (BMI maggiore o minore di 25).
Al gruppo di controllo, invece, è stato somministrato un placebo, cioè una sostanza che non ha nessuna efficacia clinica.
L’integratore utilizzato è stato il Verisol® prodotto dalla Gelita AG.

La misurazione del grado di cellulite è stata effettuata con il Pinch Test sulla coscia; questo test consiste nel pinzare delicatamente la cute tra indice e pollice osservando l’aspetto della pelle, che nella cellulite presenta i tipici affossamenti.
Inoltre, è stata valutata la superficie cutanea con uno strumento ottico in grado di fornire un imaging tridimensionale.

Il primo risultato interessante di questo studio è stato che nei soggetti normopeso, dopo 6 mesi di integrazione, si è osservata una riduzione del 9% nel punteggio classificativo della cellulite.
Questo si è tradotto in un miglioramento visivo al Pinch Test con pelle più liscia e minore comparsa di fossette.
Lo stesso effetto si è osservato anche nelle donne sovrappeso, ma con minore percentuale di miglioramento del punteggio (4% a 6 mesi).

Lo studio tridimensionale della cute ha mostrato, d’altra parte, una maggiore densità del derma rispetto ai controlli dopo la supplementazione con peptidi di collagene, con conseguente minore protrusione dei lobuli adiposi.
Questo significa che l’integrazione con questi peptidi stimola le cellule del derma a ripristinare componenti della matrice che rendono il derma stesso più vitale e resistente, conferendo alla cute un aspetto migliore.

Conclusioni

Il trattamento medico della cellulite mira solitamente al miglioramento della microcircolazione e all’azione di lipolisi; tra le metodiche usate ci sono l’ozonoterapia e la carbossiterapia.
Questo studio ci mostra che un ulteriore “bersaglio” per migliorare la cellulite può essere la ricostituzione della matrice nel derma, e i peptidi bioattivi di collagene si mostrano in questo efficaci.
Un trattamento combinato con le altre metodiche potrebbe migliorare indubbiamente il risultato.

La supplementazione con peptidi bioattivi di collagene non mostra effetti collaterali; tuttavia, lo studio stesso ci ricorda che per migliorare la cellulite non possiamo prescindere da un controllo del peso corporeo, e quindi va tenuto in grande considerazione lo stile di vita.

Fonti e riferimenti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4685482/

https://www.gelita.com/en/products/collagen-peptides/verisol

geloni alle mani e ai piedi

Geloni alle mani e ai piedi: cause e rimedi efficaci

È possibile avere i geloni alle mani e ai piedi anche in primavera o in estate?
Sicuramente accade con minore frequenza rispetto all’inverno, ma alcune persone soffrono di questo problema anche se fa caldo e con parecchio disagio.

Riscontro questo disturbo più frequentemente nelle donne, che lamentano un grosso imbarazzo nel porgere la mano o nel mostrare le dita a causa del loro colore violaceo o comunque scuro.

Ma quali sono le cause sottostanti, o meglio, si tratta effettivamente di un problema di circolazione?
In che modo si può migliorare la situazione?

In effetti il problema è più eterogeneo di quello che sembra. Vediamone le cause e come si può migliorare la situazione, cercando di essere più sintetici possibile per dare indicazioni utii a chi soffre di questo problema.

Cause dei geloni alle mani e ai piedi

I cosiddetti geloni alle mani e ai piedi in realtà non sono i geloni propriamente detti; vedremo successivamente il perché.
Per ora diciamo che il problema si riconduce generalmente ad una alterazione nella microcircolazione cutanea a livello delle estremità degli arti.

La microcircolazione è una struttura microscopica dove i piccoli vasi arteriosi si sfioccano nei capillari, nei quali avviene il passaggio di sostanze nutrienti e ossigeno alle cellule, per poi proseguire nelle vene che riporteranno il sangue al cuore.
Le arterie della microcircolazione, chiamate arteriole, sono dei tubicini che si allargano e si restringono a seconda degli stimoli grazie alla presenza di cellule muscolari che albergano nella loro parete.

In caso di geloni alle mani e ai piedi si possono verificare due condizioni: un’ostruzione meccanica di questi vasi oppure una contrazione eccessiva delle cellule muscolari della parete, chiamato vasospasmo.

Le ostruzioni sono causate da patologie gravi come le vasculiti, cioè infiammazioni dei vasi sanguigni, o le embolie, cioè chiusure improvvise di un’arteria a causa di un frammento di sangue coagulato che arriva seguendo la circolazione.
Altre situazioni che causano ostruzione sono trombosi in presenza di tumori o presenza di malattie del sangue che lo rendono troppo denso.

Il vasospasmo è alla base dei cosiddetti geloni; si tratta di una contrazione eccessiva e duratura delle cellule muscolari delle piccole arterie che provoca un temporaneo calo del flusso sanguigno, solitamente reversibile.

Quali problemi stanno alla base del vasospasmo? Ci sono alcune condizioni cliniche da conoscere; vediamole di seguito.

1) Fenomeno di Raynaud

Si tratta di un vasospasmo a livello dei piccoli vasi delle dita che si scatena solitamente con l’esposizione al freddo o in risposta agli stimoli emotivi come paura o ansia.
Non è necessario che la temperatura sia particolarmente rigida per scatenare un attacco in quanto è sufficiente che ci sia un passaggio da caldo a freddo.

La causa sembra risiedere in una iper-reattività delle fibre nervose che regolano la contrazione delle cellule muscolari delle arteriole, un fattore quindi molto soggettivo.

Come si manifesta?
La forma tipica ha tre fasi. Inizialmente compare uno sbiancamento improvviso ad una o più dita, causato dal minor flusso di sangue, successivamente il dito diventa bluastro a causa della scarsa ossigenazione del sangue e infine diventa rosso viso a causa di una vasodilatazione compensatoria.

Non sempre sono presenti tutte e tre le fasi ma lo sbiancamento deve essere presente per poter porre la diagnosi, mentre le altre due fasi sono variabili. Ricordiamo che, oltre al cambiamento di colore, possono associarsi anche dolore, alterazioni della sensibilità come formicolii o intorpidimento o raramente comparsa di ulcere sulla pelle; la durata dell’attacco è in genere di 10-20 minuti.

Il fenomeno di Raynaud si osserva tipicamente in una o più dita della mano o del piede, di solito compare sia nella faccia volare che dorsale del dito e  può comparire anche in altre estremità del corpo come il naso, le orecchie o i capezzoli.
Dal punto di vista delle sue cause dobbiamo distinguere la forma primitiva da quella secondaria; vediamole brevemente.

geloni alle mani e ai piedi

Forma primitiva

La forma primitiva non ha cause apparenti, compare soprattutto a partire dall’età adolescenziale nelle femmine e di solito c’è una familiarità; il problema interessa circa il 10% della poplazione.
Tra le caratteristiche principali del fenomeno primitivo va ricordato che, di solito, inizia su un dito ma poi si propaga alle altre dita in modo abbastanza simmetrico e bilaterale.
Il dolore, se presente, è moderato e non compaiono ulcere.

Forma secondaria

La forma secondaria si associa condizioni cliniche variabili di cui è manifestaizone, compare più spesso nell’età adulta e nel sesso maschile e di solito coinvolge un solo dito in maniera asimmetrica e monolaterale.
A seconda della causa possono esserci forme gravi, anche con dolore intenso e comparsa di ulcere.

Vediamo le cause principali di forma secondaria del fenomeno di Raynaud.

Connettiviti

Si tratta di patologie subdole, caratterizzate spesso da risposte autoimmunitarie che provocano infiammazioni dapprima nelle articolazioni e nei muscoli che poi si estendono ai vari organi e ai vasi sanguigni; alcuni esempi sono la sclerodermia, il lupus eritematoso e l’artrite reumatoide.
In queste patologie il fenomeno di Raynaud può essere tendenzialmente più grave, e la sua comparsa può precedere anche di anni l’esordio conclamato  della malattia di base.
Per questo motivo è fondamentare indagarlo, in quanto la diagnosi precoce di connettivite consente di evitarne la progressione a danno d’organo.

Farmaci

Alcuni farmaci possono provocare il fenomeno di Raynaud, come i beta bloccanti non selettivi, usati per lipertensione o anche in forma di gocce oculari, la ciclosporina, i farmaci per l’emicrania a base di ergotamina, estrogenici senza progesterone, alcuni farmaci per la chemioterapia o sostanze stupefacenti come cocaina ed efedrina.

Forme occupazionali

In questi casi il fenomeno di Raynaud si manifesta in persone che lavorano con strumenti vibranti, come martelli pneumatici, probabilmente a causa di una azione meccanica dello strumento.

Infine ricordiamo che, in presenza di un fenomeno di Raynaud primario o secondario, ci sono dei fattori che possono peggiorarlo aumentando la frequenza e l’intensità degli attacchi.
Tra questi ricordiamo il fumo di sigaretta, che peggiora la vasocostrizione, e la presenza di alcune malattie come l’aterosclerosi, la sindrome dello stretto toracico, il feocromocitoma e la sindrome del tunnel carpale.

2) Acrocianosi periferica

In questa situazione osserviamo cianosi alle estremità di mani e piedi, cioè colorito bluastro della cute dovuto a carenza di ossigeno, in donne tipicamente molto magre o anoressiche.
A volte si associano sintomi come senso di freddo e ipersudorazione, ma senza perdita di sensibilità; questa patologia è solitamente benigna e sembra legata ad una alterazione nella termoregolazione per scarsità di grasso.

3) Livedo

Consiste nella comparsa di un reticolo bluastro sulla pelle degli arti inferiori, tipicamente alle cosce ma anche in altre parti del corpo come l’addome.
Anche in questo caso il fenomeno è dovuto ad una alterazione delle arteriole cutanee che provoca un accumulo di sangue deossigenato nelle piccole vene cutanee.
La livedo esiste in forme primitive che sono benigne, tipiche delle donne e che spariscono quando si scalda la zona, e in forme secondarie a fenomeni di embolia sulle arterie, farmaci o vasospasmo causato dal freddo.

4) Lesioni da freddo non gelido

Queste lesioni compaiono quando i liquidi corporei stanno per tanto tempo esposti a temperature fredde ma non congelanti (circa -0,5 °C), soprattutto se in presenza di umidità o ambiente bagnato senza riuscire ad asciugare correttamente le dita.
Questa patologia può capitare a chi svolge attività lavorative al freddo e utilizzando l’acqua.

Quando cessa l’esposizione al freddo e ci si riscalda, compaiono sintomi tipici di neuropatia sensitiva cioè intorpidimento, formicolii o sensibilità alterata, ma nei casi gravi i soggetti non riescono a esporsi nuovamente a quelle temperature perché compaiono gonfiore, dolore e ipersudorazione.

Si tratta di una condizione clinica probabilmente sottostimata e sotto diagnosticata.

5) Geloni propriamente detti

Ecco cosa sono realmente i geloni: lesioni cutanee infiammatorie che compaiono a livello dei polpastrelli, sul letto ungueale oppure nel dorso delle dita in persone esposte a temperature non congelanti.
Sono lesioni rosse o violacee, rilevate, e compaiono tipicamente a fine inverno o inizio primavera, ma solitamente regrediscono in alcune settimane.

geloni alle mani e ai piedi

6) Congelamento

In questo caso, per l’esposizione a temperature glaciali, si formano cristalli di ghiaccio nei tessuti delle estremità con lesioni di gravità variabile, che possono arrivare alla necrosi con conseguente necessità di amputare le dita.

Sono situazioni tipiche degli alpinisti estremi.

Quali esami fare in caso di cosiddetti geloni alle mani e ai piedi

Ecodoppler – visita angiologica – innanzitutto va esclusa la presenza di placche aterosclerotiche nelle arterie degli arti superiori, patologia non frequente ma che si osserva ad esempio in caso di diabete o insufficienza renale, per valutare subito lo stato della circolazione e fare una prima diagnosi differenziale tra le varie condizioni viste sopra.

Visita reumatologica con esami del sangue – in presenza di sintomi suggestivi di connettivite come dolori muscolari e articolari, soprattutto se in età adulta, è opportuno effettuare una visita specialistica con esami del sangue, mirati alla ricerca di auto-anticorpi e di alterazione degli indici di infiammazione.

A giudizio dello specialista reumatologo, poi, si potrànno poi eseguire esami più specifici come la capillaroscopia, che dà informazioni dettagliate sulla microcircolazione mostrando alterazioni tipiche in caso di connettivite.

Come curare i geloni alle mani e ai piedi?

La terapia ha l’obiettivo di migliorare la qualità di vita della persona e non di eradicare il problema, che molto spesso non si può togliere alla radice.

Le fasi della terapia sono due; vediamole.

Prima fase – strategie comportamentali

– bisogna evitare i fattori che possono scetanare il vasospasmo quindi proteggersi dal freddo con calzini o guanti (nei casi gravi valutare anche presidi riscaldabili), soprattutto quando si prendono in mano oggetti freddi come cibo surgelato;
– cercare di mantenere una temperatura uniforme in tutto il corpo e non solo alle estremità, quindi indossare abiti caldi e a strati, compatibilmente con la stagione;
– cercare di controllare gli stati emotivi, quindi imparare a gestire lo stress e l’ansia con tecniche di rilassamento; in questo modo si ridurrà la frequenza degli attacchi;
– in presenza di un attacco di vasospasmo mettere al caldo la parte interessata, ad esempio a contatto con il corpo, per velocizzarne il recupero (sembra banale ma non lo è);
importantissimo non fumare, come ripeto sempre (si ha un sensibile miglioramento), inoltre evitare sostanze eccitanti tipo caffè e simili e farmaci visti in precedenza, quando possibile, oltre che evitare l’uso di strumenti vibranti nel caso delle forme professionali.

Seconda fase (se la prima non funziona) – terapia farmacologica

– i farmaci di prima scelta sono i calcio antagonisti ad azione ritardata, farmaci usati per l’ipertensione che agiscono sulle cellule muscolari delle arteriole rilassandole e causando vasodilatazione.
Alcuni principi attivi sono la Nifedipina o l’Amlodipina, si parte da dosaggi minimi e li si aumenta pian piano; naturalmente possono esserci effetti collaterali come mal di testa, vasodilatazione, gonfiore, ma questi disturbi di solito spariscono nel giro di qualche settimana e per questo i pazienti vanno incoraggiati a tollerarli.
– Ci sono farmaci di seconda scelta ed eventualmente farmaci iniettabili per via endovenosa, ma per questo più difficili da gestire a domicilio.

Consigli pratici

In casi di geloni alle mani o ai piedi è opportuna una visita nell’ambito vascolare, comprensiva di ecodoppler, e come primi rimedi vanno seguiti quelli visti in precedenza, perché danno dei buoni risultati anche se possono essere tediosi da mettere in pratica.
Dobbiamo ricordarci che non esiste una pillola magica per far sprire il problema, ma bisogna piuttosto indagarlo con il medico e studiarne gli approcci più opportuni per migliorarlo.

Sarebbe sempre bene indagare l’ambito vascolare, soprattutto se il problema compare in età adulta, per escluedre concomitanti problrmi di circolazione. Nel caso ci fosse il sospetto di una connettivite, sarà opportuno approfondire con una visita specialistica reumatologica ed esami mirati.

Fonti

https://econtent.hogrefe.com/doi/pdf/10.1024/0301-1526/a000661

https://www.ccjm.org/content/ccjom/84/10/797.full.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6139949/pdf/ms113_p0123.pdf

 

 

 

 

filler labbra prima e dopo

Filler alle labbra

Gli effetti del filler labbra prima e dopo il trattamento sono noti a molte persone, ma per comprenderli meglio dobbiamo considerare le modifiche che il terzo inferiore del volto subisce nel processo di invecchiamento.

Innanzitutto bisogna sapere che le labbra sono una parte essenziale nel volto femminile, nel quale l’attenzione si focalizza sulla bocca e la bellezza è valutata soprattutto in funzione delle sue giuste proporzioni. Ogni labbro è formato da una parte bianca, chiamata labbro cutaneo, e da una parte rossa che viene denominata vermiglio, piatto lateralmente e più in rilievo nella parte centrale.

Come sono fatte le labbra ideali?

Considerando la bocca nella sua totalità, il labbro superiore deve occupare un terzo dello spessore e il labbro inferiore i rimanenti due terzi, per mantenere le giuste proporzioni.
Una zona molto importante nella parte rossa del labbro è il bordo del vermiglio, cioè il margine che si trova a ridosso del labbro cutaneo. Esso conferisce definizione e risalto al labbro e si collega spesso con quelle rughe superficiali che si osservano dopo una certa età attorno alla bocca e che formano il cosiddetto “codice a barre”.
Nel labbro ideale questo bordo è più sfumato nella parte esterna vicino all’angolo della bocca, ed è più netto ed evidente nella parte centrale in corrispondenza del naso. Queste differenze vanno tenute presente quando effettuiamo un trattamento di filler alle labbra, in modo da ottenere un risultato di alta qualità.

Un’altra caratteristica delle labbra ideali è la presenza di una protuberanza situata nella parte centrale del vermiglio superiore, più o meno al di sotto del naso, mentre la parte laterale vicino agli angoli della bocca si presenta maggiormente piatta.
Anche il labbro inferiore presenta caratteristiche simili, con la differenza che si osserva un lieve solco sulla sua linea mediana che lo divide in due metà, e che bisogna preservare durante il trattamento.

Le labbra belle, tipicamente delle donne giovani, sono voluminose, ben rappresentate e definite; queste caratteristiche vanno tenute presenti perché sono un riferimento importante per il risultato che vogliamo ottenere.

Come invecchiano le labbra?

Con il passare degli anni anche le labbra subiscono dei cambiamenti legati all’età, che tendenzialmente ne riducono l’evidenza ed il risalto con un conseguente impatto negativo sulla bellezza del volto femminile.

Generalmente osserviamo una riduzione dello spessore della parte rossa, il vermiglio, che tende a risaltare via via sempre di meno. La parte cutanea del labbro, invece, diventa più lunga e sottile assumendo un aspetto meno accattivante a causa dell’atrofizzazione del tessuto adiposo che si trova sotto la pelle.
Inoltre, possono comparire delle rughe attorno alla bocca e si può assistere ad una caduta degli angoli della bocca stessa, con formazione di pieghe ai lati del mento.

In sintesi, con il passare dell’età assistiamo ad una atrofizzazione delle labbra accompagnata da una caduta dei tessuti attorno alla bocca che formano delle rughe o dei veri e propri solchi.

Cosa cambia con il filler labbra prima e dopo il trattamento?

Il filler labbra consente di valorizzare questa parte anatomica apportando definizione e volume dove sono stati persi a causa dell’invecchiamento, migliorando in questo modo anche le rughe superficiali attorno alla bocca che contribuiscono al peggioramento estetico.
Il filler si utilizza diffusamente in medicina estetica per correggere diversi inestetismi del volto; per saperne di più puoi dare un’ occhiata qui.

Questo trattamento consiste nell’effettuare piccole iniezioni di acido ialuronico all’interno delle labbra, sia nella parte cutanea che in quella rossa. Le iniezioni possono essere superficiali, ad esempio nel bordo del vermiglio quando è necessario aumentarne la definizione, oppure un po’ più profonde quando lo scopo è ripristinare la perdita di volume e di rotondità.

L’acido ialuronico è una molecola normalmente presente nei nostri tessuti sottocutanei, dove svolge una importantissima funzione di sostegno e di idratazione grazie alla sua capacità di richiamare acqua. Il filler alle labbra è un prodotto a base di acido ialuronico che è stato stabilizzato così da renderlo resistente alla degradazione da parte dell’organismo e in grado di dare sostegno volumetrico per un tempo adeguato.

Il risultato è subito visibile dopo il trattamento e diventa ottimale nei giorni successivi, quando l’acido ialuronico viene progressivamente integrato nei tessuti del viso.
Il prodotto fortunatamente non è permanente e pian piano si riassorbe grazie alla sua elevata qualità; questo rappresenta un fattore di sicurezza e consente anche di ottenere un risultato molto naturale senza che si vedano sgradevoli rigonfiamenti all’esterno delle labbra.
Infine, ricordiamo che il trattamento può essere leggermente doloroso, ma grazie all’applicazione di crema anestetica il fastidio diminuisce e l’iniezione si tollera generalmente bene.

A chi è rivolto il trattamento?

Il filler alle labbra è indicato nelle donne sopra i 40-45 anni soprattutto per la necessità di contrastare l’invecchiamento e correggere le perdite di volume. Anche le donne giovani, tuttavia, possono beneficiare del filler alle labbra per migliorare l’estetica attraverso un’azione di definizione e valorizzazione oltre che correzione di eventuali asimmetrie, il tutto con un effetto assolutamente naturale.

biorivitalizzazione viso

Il trattamento di biorivitalizzazione viso

Il trattamento di biorivitalizzazione viso ha lo scopo di agire sulla pelle per contrastare i cambiamenti derivati dal suo invecchiamento; prima di vedere gli effetti di questo trattamento, però, bisogna capire come è fatta la pelle e come invecchia.

L’invecchiamento della pelle è un processo che inizia intorno all’età di trent’anni e che è responsabile, in realtà, di modifiche progressive in tutte le parti del volto, sia nella cute sia nei tessuti adiposi sottocutanei e ossei.

Come è fatta la cute?

La cute è un tessuto costituito dall’epidermide, lo strato più superficiale, e dal derma, che si trova al di sotto dell’epidermide e che accoglie i vasi sanguigni e le fibre nervose.

L’epidermide può essere definita come una pila di cellule che funge da barriera verso l’ambiente esterno; queste cellule costituiscono diversi strati e si rinnovano periodicamente grazie alla capacità di ricambio della zona basale.

Il derma è un tessuto costituito da cellule specifiche, chiamate fibroblasti, e da una complessa rete di molecole strutturali che si trovano tra una cellula e l’altra e che formano una impalcatura chiamata matrice extracellulare.
La matrice ha una funzione di sostegno dovuta alla sua componente gelificata ricca di acqua, e agisce anche da modulatore delle attività cellulari grazie alle stesse molecole che la compongono.

I componenti della matrice extracellulare, prodotti dagli stessi fibroblasti, sono sostanze come l’acido ialuronico, le fibre di collagene e le fibre elastiche, tutte molecole che servono a dare sostegno strutturale e compattezza alla pelle, oltre che elasticità e idratazione.

Come invecchia la cute?

Il processo di invecchiamento dei tessuti è programmato geneticamente e coinvolge per prime proprio le nostre cellule cutanee, che con il tempo rallentano la loro attività e la loro frequenza di moltiplicazione fino a spegnersi definitivamente.
Oltre all’aspetto legato alla genetica, l’invecchiamento cutaneo risente negativamente anche dell’azione di agenti esterni come il fumo e l’eccessiva esposizione solare, che sottopongono le cellule ad un ulteriore carico di stress ossidativo.

Il risultato dell’invecchiamento è che le cellule dell’epidermide rallentano la loro velocità di ricambio e i fibroblasti diventano meno attivi, con una conseguente minore produzione di molecole strutturali della matrice.
La pelle tende quindi a disidratarsi e a perdere la caratteristica tonicità ed elasticità, può ricoprirsi di macchie scure e si formano le rughe, che all’inizio sono più superficiali ma via via diventano più evidenti e profonde.
Inoltre, nei soggetti fumatori o molto esposti al sole le fibre elastiche della cute possono addirittura crescere in modo anomalo, e aumenta anche il rischio di sviluppare tumori cutanei.

Come si può contrastare l’invecchiamento della pelle?

Il trattamento di biorivitalizzazione viso consiste nell’iniettare a livello della pelle proprio le sostanze che tendono a diventare carenti con l’invecchiamento e che servono alla matrice garantire il giusto supporto alla cute, come ad esempio l’acido ialuronico.
La biorivitalizzazione con acido ialuronico, in particolare, permette di ottenere una profonda idratazione della pelle grazie alla capacità che ha questa sostanza di richiamare acqua, e di contrastare l’invecchiamento anche attraverso una potente azione antiossidante.

Quando le sostanze iniettate riattivano i fibroblasti stessi stimolandoli a funzionare meglio e a produrre a loro volta le molecole strutturali della matrice, allora si parla più correttamente di biostimolazione. In questo caso le sostanze iniettate possono essere vitamine, oligoelementi, polinucleotidi o segmenti proteici, o acido ialuronico sotto forma di molecole più piccole.
L’acido ialuronico, infatti, può essere di tipologie diverse in base alla grandezza della molecola che viene inoculata.

Le molecole più piccole avranno una azione prettamente stimolante sul fibroblasto per quanto riguarda la produzione di molecole strutturali come fibre collagene; in questo caso il risultato sarà una bioristrutturazione, cioè un aumento di compattezza ed elasticità della cute.
Le molecole più grosse, invece, daranno un effetto tensore grazie al richiamo di acqua e al sostegno struttrale alla matrice extracellulare, riducendo le lassità visibili sulla cute; in questo caso otterremo il cosiddetto biorimodellamento cutaneo.

Ricordiamo che nella biorivitalizzazione viso l’acido ialuronico non ha una funzione volumizzante come nel caso del filler, ma è comunque efficace nel ridurre alcune rughe superficiali come quelle che si formano nel contorno degli occhi, sulla fronte o attorno alla bocca.

Come si effettua la biorivitalizzazione viso?

Il trattamento consiste nell’iniettare il prodotto nella cute del viso e del collo più o meno superficialmente, utilizzando un ago molto piccolo e per questo senza procurare particolare fastidio.
L’effetto sulla pelle inizia a vedersi dopo alcuni giorni e migliora progressivamente con il tempo grazie alla progressiva integrazione del prodotto; per avere un risultato ottimale e duraturo è consigliato ripetere le sedute circa 2 volte all’anno, o comunque seguendo specifici protocolli.

A chi è rivolto il trattamento di biorivitalizzazione viso?

In linea teorica, nelle persone giovani cioè con età inferiore ai 40 anni è più indicata la biostimolazione pura, poiché la cute presenta ancora fibroblasti vitali che possono essere riattivati e funzionare meglio.
Nelle persone di età più avanzata, invece, trova maggiore indicazione il trattamento di biorivitalizzazione, con lo scopo di dare maggiore sostegno alla matrice proprio perché lo stato di disidratazione, rugosità e deperimento della pelle inizia ad essere più evidente.

Va comunque tenuto presente che il trattamento è sempre personalizzato e stabilito in base alle caratteristiche del singolo paziente, perché a parità di età anagrafica l’aspetto della cute può essere variabile.

rughe di espressione

Trattamento delle rughe di espressione con tossina botulinica

Oltre a causare una perdita di elasticità e di tonicità della pelle, l’invecchiamento del volto è notoriamente associato alla formazione di rughe di espressione, cioè rughe che si evidenziano con i movimenti muscolari del viso ad esempio come quando sorridiamo o corrughiamo la fronte, ma che con il passare dell’età possono diventare visibili anche a riposo.

Le rughe di espressione si manifestano a causa del continuo movimento dei muscoli espressivi del viso, chiamati muscoli mimici, i quali permettono con la loro azione di esprimere le emozioni e di dare al viso la caratteristica fisionomia.

I muscoli mimici del viso si trovano subito sotto la pelle, sono di solito più sottili degli altri muscoli scheletrici e si localizzano in tutte le aree del volto.
Questi muscoli, dal momento che sono attaccati alla pelle, con la loro contrazione ripetuta sottopongono la cute stessa a ripetute trazioni fino a formare delle linee cutanee, che diventeranno proprio le rughe mimiche.

Dove si trovano le rughe di espressione?

Tra le zone maggiormente sollecitate dalla muscolatura mimica, e quindi soggette alla formazione di rughe, ci sono la fronte, la glabella, cioè la zona che si trova tra la fronte e il naso, e il contorno occhi, dove si formano delle rughe caratteristiche chiamate “zampe di gallina”.

A livello della fronte il muscolo frontale permette di sollevare le sopracciglia ed è coinvolto ad esempio nel generare l’espressione di stupore; con la sua azione ripetuta questo muscolo causa la formazione di rughe sulla fronte con andamento per lo più orizzontale.

Nella zona della glabella, invece, agiscono diversi muscoli che abbassano le sopracciglia consentendo di corrugare lo sguardo oppure sollevare il naso quando esprimiamo ribrezzo o disgusto; in questo caso, con la ripetuta contrazione di questi muscoli osserveremo la formazione di rughe verticali oppure oblique.

Nel contorno occhi, infine, la muscolatura del viso permette di ammiccare lo sguardo e partecipa anche alla mimica del sorriso, causando con il tempo la comparsa di rughe superficiali che partono a raggiera dal lato esterno dell’occhio, e che per questa conformazione vengono chiamate “zampe di gallina”.

In queste zone, oltre alle rughe mimiche, osserviamo anche altri fenomeni di invecchiamento del volto come ad esempio l’allungamento della fronte, l’abbassamento delle sopracciglia e l’eccesso cutaneo nella palpebra superiore.

Come agisce la tossina botulinica nelle rughe di espressione?

La tossina botulinica è una sostanza naturalmente prodotta da alcuni batteri che è in grado di paralizzare l’attività dei muscoli corporei; sfruttando questo effetto possiamo migliorare l‘estetica del viso grazie al blocco selettivo di quei muscoli coinvolti nella formazione delle rughe di espressione.
In questo modo si otterrà un gradevole effetto liftante, cioè di stiramento della cute e di riduzione delle rughe stesse, che corregge gli inestetismi conferendo al volto un aspetto più tonico, giovanile e piacente.

Il trattamento con tossina botulinica consiste nell’effettuare piccole iniezioni sottocutanee di prodotto all’interno del muscolo, con un ago molto sottile, inoculando una precisa dose di sostanza.
L’effetto liftante inizia a manifestarsi dopo qualche giorno e raggiunge il massimo dopo circa un mese; naturalmente il processo di blocco muscolare è reversibile, e quindi dopo 4-6 mesi è bene ripetere il trattamento per mantenere il risultato nel tempo.

Il trattamento è doloroso? Ci sono complicazioni?

Il trattamento non è doloroso salvo qualche caso in cui le iniezioni vicino a fibre nervose possono dare un po’ di fastidio, ma si tratta comunque di un dolore transitorio e generalmente non è necessaria l’anestesia.
Ci sono, peraltro, casi rari in cui il trattamento non funziona a causa di una resistenza alla tossina da parte dell’organismo, oppure perché alcuni soggetti producono degli anticorpi che la neutralizzano.

Come in tutte le procedure mediche, anche con questo trattamento possono verificarsi delle complicanze, seppur con una probabilità piuttosto bassa.
Le problematiche che possono verificarsi sono legate per lo più al blocco indesiderato di alcuni muscoli dovuto a migrazione della tossina; le più comuni sono la caduta della palpebra o la comparsa di visione doppia, ma si tratta di complicanze rare e comunque reversibili.

A chi è rivolto il trattamento?

Il trattamento può essere effettuato sia nelle persone relativamente giovani sia nelle più anziane, in quanto la mimica facciale è molto soggettiva e la comparsa di rughe è variabile da persona a persona.
Inoltre, va ricordato che nelle rughe di espressione la tossina botulinica resta il trattamento di prima scelta.

filler acido ialuronico

Filler acido ialuronico: a cosa servono?

Filler di acido ialuronico

Il filler di acido ialuronico è un trattamento molto usato in medicina estetica e che dà ottimi risultati nel contrastare l’invecchiamento; prima di vedere cos’è il filler e quando è indicato, però, dobbiamo capire come invecchia il nostro volto e a quali modifiche va incontro.

A partire più o meno dall’età di trent’anni le cellule del viso iniziano il loro fisiologico processo di invecchiamento, che determina dei cambiamenti che interessano tutti i tessuti del volto e che comportano una ripercussione sulla nostra fisionomia e sul nostro aspetto.

Sebbene l’invecchiamento sia più visibile a livello della pelle, che perde la sua normale idratazione diventando meno compatta e si ricopre di macchie tendenzialmente scure, i processi più importanti riguardano il tessuto sottocutaneo ed in particolare il grasso sottocutaneo.

Il tessuto adiposo sottocutaneo è normalmente organizzato all’interno di compartimenti ben definiti, sia superficiali che profondi, i quali definiscono il volume delle varie parti del volto.
Con il tempo, questo grasso tende ad atrofizzarsi facendo scomparire le salienze tipiche del viso, come ad esempio gli zigomi nel volto femminile che conferiscono quell’ effetto di rotondità tipicamente giovanile.

Inoltre, il grasso e la cute che lo ricopre iniziano a cadere per gravità verso il basso, contribuendo ad accentuare le rughe e i solchi che si trovano ad esempio ai lati del naso e delle labbra.
Anche quando muoviamo i muscoli del viso per sorridere o esprimere le emozioni sottoponiamo la pelle ed il grasso a continue trazioni, che con il tempo accentuano le rughe rendendole visibili anche a riposo.

Cosa succede al volto quando invecchiamo?

Il volto giovanile, tonico e rotondo, diventa con il tempo più cadente e con i profili via via maggiormente irregolari.
La fronte tende ad allungarsi perché l’attaccatura dei capelli si alza e la parte laterale del sopracciglio e le palpebre cadono verso il basso, spesso sviluppando un eccesso di cute ridondante.
Questi processi conferiscono allo sguardo un aspetto stanco e triste, accentuato dalla presenza di borse sotto gli occhi che a loro volta accentuano il solco lacrimale che circoscrive l’orbita.

Nella parte centrale del volto si assiste ad un allungamento del naso e alla discesa della sua punta, mentre nella parte inferiore i solchi naso-labiali, che si trovano ai lati del naso, si accentuano e le labbra diventano più piatte e sottili.
Anche la mandibola ed il mento perdono la loro definizione perché il profilo diventa irregolare a causa della caduta del grasso sottocutaneo, e si formano  rughe agli angoli della bocca e spesso anche sul labbro superiore.

Come agisce il filler di acido ialuronico?

Le nostre cellule sono programmate geneticamente per invecchiare, ma noi possiamo intervenire oltre che sullo stile di vita anche riducendo gli effetti dell’invecchiamento stesso grazie ai trattamenti sempre più efficaci della medicina estetica.

I filler di acido ialuronico consentono, attraverso piccole iniezioni in precise zone del volto, di ripristinare le perdite di volume legate all’invecchiamento ed eliminare o comunque ridurre le rughe che si formano con l’avanzare dell’età.

L’acido ialuronico è una sostanza diffusamente presente nei nostri tessuti sottocutanei, nei quali agisce donando compattezza e idratazione alla pelle grazie alla sua capacità di legare grandi quantità di acqua.
Il filler non è altro che un gel di acido ialuronico reso più resistente attraverso una lavorazione industriale, e in grado di ridefinire le zone del volto che hanno subito una perdita di volume dovuta all’età; per capire cos’è il filler basta pensare ad un gel morbido di consistenza variabile che ha lo scopo di riempire uno spazio vuoto oppure eliminare un solco.

I filler possono essere di diverse tipologie, alcuni più morbidi che servono a ridurre solchi e le rughe più accentuate e altri più rigidi che vanno iniettati profondamente per riempire zone che hanno perso il loro volume originario.

Cosa si può migliorare con il filler di acido ialuronico?

Con il filler di acido ialuronico si possono ridurre o eliminare le principali rughe che non sono legate ai movimenti del viso ma che rimangono fisse anche a riposo, come i solchi che si trovano ai lati del naso e agli angoli della bocca, il solco lacrimale sotto l’occhio e le rughe della glabella, cioè la zona tra il naso e la fronte, che rimangono fisse anche dopo il trattamento con tossina botulinica.

Inoltre, possono essere aumentati di volume gli zigomi, può essere corretto il profilo mandibolare e naturalmente possono essere ridefinite e valorizzate le labbra; anche il naso può essere corretto in presenza di inestetismi senza ricorrere alla chirurgia.

In questo modo si potranno ottenere ottimi risultati estetici in modo naturale, senza stravolgere la fisionomia del volto e quindi senza rischiare di vedersi trasformati in modo sgradevole.
La parola d’ordine resta sempre la naturalezza.

Possono esserci problemi con l’impianto di filler?

Pressoché tutti o quasi i filler in commercio si riassorbono dopo un certo periodo di tempo, e le aziende che producono questi prodotti hanno sviluppato tecnologie avanzatissime che assicurano la massima qualità del materiale.
Come in tutte le pratiche mediche rimane un minimo rischio, legato per lo più alla possibilità di infezione, alla sede di iniezione e alla variabilità anatomica che è presente in ogni individuo, ma le complicanze gravi sono rare.